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“Immigrant song” – Led Zeppelin

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Quando sentii Robert cantare, subito pensai che in lui ci fosse qualcosa che non andava. Intendiamoci, era bravo, ma quella specie di suo gemito primordiale aveva il potere di innervosirmi… Fu Alexis Corner a dissipare le mie perplessità su Robert.” (Jimmy Page)

E’ proprio quella “specie di gemito primordiale” di Plant ad aprire “Immigrant Song”, prima traccia di Led Zeppelin III. Dopo il successo del precedente album, i Led Zeppelin hanno creato un’opera dalla duplice identità: una elettrica, caratterizzata dalle classiche atmosfere dure proprie dell’hard rock; l’altra acustica, intrisa di sonorità inedite e decisamente più morbide. Ma è ad uno dei brani più violenti degli Zeppelin che viene affidato il ruolo di pioniere del disco, “Immigrant Song” appunto. Composto da Jimmy Page e Robert Plant, è celebre per il selvaggio urlo di battaglia d’inizio strofa e per il ridondante riff di chitarra. E’ inoltre considerato l’emblema della propensione alla magia e alla mitologia della band. Il testo, che narra di un’imminente invasione vichinga, è stato scritto durante il grandioso tour del 1970. Precisamente i Led Zeppelin lo scrivono dopo l’esibizione al Festival di Bath (Islanda – luogo leggendario perché pare che lì sia conservato il Santo Graal. Il concerto ha contato 150.000 spettatori) e lo dedicano a Leif Ericson, il grande esploratore islandese, il primo europeo a scoprire l’America del Nord. Buttano giù le parole pensando ai vichinghi e ai loro viaggi, alle scoperte, alla grandezza dei tempi andati. I loro fan però non capiranno che si tratta di un omaggio alla terra, penseranno invece che “Immigrant Song” sia un’autocelebrazione. Contrariamente a quanto si creda, il “Martello degli Dei” era invece il Mjöllnir, l’arma di Thor, dio del lampo e del tuono, che aveva la particolarità di tornare sempre indietro come fosse un boomerang. Solo Thor e suo figlio Magni erano però in grado di sollevarlo. L’immagine potente ed evocativa del “Martello degli Dei” risultò talmente efficace da essere immediatamente associata al gruppo (in particolare, al batterista John Bonham) al pari dell’immagine del noto dirigibile. “Hammer of the Gods” è anche il titolo della biografia ufficiale della band, scritta da Stephen Davis nel 1985.

Con un ritmo incalzante come il rumore degli zoccoli di un cavallo in corsa, “Immigrant Song” diventa in breve tempo un brano-mito… “The hammer of the gods will drive our ships to new lands, to fight the horde, singing and crying…”.

(Articolo originale: http://www.eclipse-magazine.it/cultura/musica/eclissi-di-note-immigrant-song-led-zeppelin.html

Il rock è la musica del Diavolo? Il caso Aleister Crowley

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La risposta è ovviamente negativa: il rock non è la musica del Diavolo. Essa è però contornata da un alone di mistero e di affascinante magia. E’ stato proprio un mago infatti, l’inquietante Aleister Crowley, uno dei maggiori ispiratori di molti musicisti rock degli anni Settanta e non solo.

Vita, opere e pensiero di Crowley 

 Uno dei personaggi più legati al mondo della magia cerimoniale è stato l’inglese Aleister Crowley (1875-1947), definito dalla stampa del suo tempo “l’uomo più perverso del mondo”. Effettivamente fece della crudeltà e del sopruso il suo stile di vita, tanto che molte delle donne che si unirono a lui finirono pazze e alcuni dei suoi seguaci si suicidarono. Nell’interpretazioni di molti commentatori e biografi Crowley (il cui vero nome era Alexander Edward) non appare come un satanista bensì come un mago occultista e ateo in quanto, in certi suoi scritti, asserisce che né Dio né Satana esistono, ma sono solo immagini della nostra mente. Eppure egli stesso amava definirsi “satana” o la “grande bestia” e diceva di avere addirittura come angelo custode un demone della tradizione sumera chiamato Aiwaz. Nel 1898 entrò nella Golden Dawn, ma probabilmente a causa dei suoi osceni atteggiamenti sessuali nonché delle sue teorie sugli “angeli custodi”, si crearono profondi contrasti con gli altri membri che ritenevano i suoi riti magici “avversi e distruttivi”; questo determinò numerose vertenze legali fino alla scissione della setta nei primi anni del 1900. Negli stessi anni si sposò con la sua prima moglie, Rose Kelly, per far dispetto a un suo amico di cui Rose era la sorella; stettero insieme alcuni anni fin quando, a seguito delle percosse e delle violenze fisiche e psicologiche, Rose dovette essere rinchiusa in manicomio. Di ritorno da un loro viaggio al Cairo, dopo una nottata passata dentro le piramidi, Crowley disse di essere riuscito a entrare in contatto con il suo angelo custode, che gli dettò uno dei suoi primi testi: “The Book of the Law” la cui tesi principale era: “Fa’ tutto quello che vuoi. Sarà la tua Legge”. Crowley fu profondamente attratto dalle droghe di tutti i tipi, dipendenza dalla quale non vorrà mai liberarsi. Nel 1910 pubblicò “Equinox” nel quale svelò tutte le pratiche occulte della setta Golden Dawn nonostante avesse giurato di non divulgarle. Nel 1912 conobbe Theodor Reuss, guida dell’Ordo Templis Orientis (O.T.O.), un’organizzazione i cui adepti, che apparentemente dichiaravano di celebrare riti di magia cerimoniale, in realtà pare fossero dediti al culto del diavolo. Reuss acconsentì che Crowley ne dirigesse una diramazione; qui divulgava e praticava la magia sessuale, il sadismo e la sodomia come strumenti di illuminazione. L’O.T.O. è tutt’oggi una setta occulta esistente e una parte di questa è ancora legata alla magia cerimoniale crowleiana. Nel 1920, interrogando lo i-Ching, si persuase che per realizzare la Grande Opera non esistesse posto più adatto di Cefalù. Nella località siciliana edificò la sacra abbazia di Thelema (“Inferno della Cortigiana, luogo segreto dell’irrefrenabile fuoco della Lussuria e del tormento eterno dell’Amore”). Il tempio dei thelemiti era strutturato ad un solo piano, ed aveva una sola sala (Sancta Sanctorum). Sul suolo vi era effigiato il pentagramma inscritto in un cerchio. In mezzo al pentagramma era collocato un altare esagonale. Sull’altare era depositato il Liber Legis. A Est sorgeva un trono dedicato alla Bestia ed un braciere ardente. A Ovest s’ergeva il trono della Donna Scarlatta. Dipinte sulle pareti del tempio, facevano bella mostra alcuni ritratti di Crowley e  raffigurazioni orgiastiche.

Aleister Crowley è l’amico irrequieto che scalpita per rovesciare il tavolo e attaccare un po’ di Rock’n’Roll. Sviluppando quanto appreso nella Golden Dawn, Crowley considera Adonai, Satana, pan e tutti gli altri alla stregua di simboli. In termini contemporanei potremmo definirli più precisamente “interfacce”: delle immagini, delle forme, dei nomi che permettono all’Uomo di utilizzare alcuni poteri che, altrimenti, resterebbero al di fuori della sua portata. Gli dèi sono interfacce. La magia di Crowley è una forma estrema di psicoterapia: attraverso l’uso di alcuni simboli si ottengono risultati determinanti. Il riconoscimento della Vera Volontà sarebbe quindi il viaggio dentro di sé, un modo per affrontare il proprio inconscio. Secondo quest’ottica non dobbiamo credere che gli Spiriti esistano in modo separato da noi, perché sono soltanto l’immagine delle nostre paure e dei nostri complessi. Ad ogni modo Crowley era un mago, non uno psicoanalista, e ci teneva che questo fosse chiaro. Crowley, come molti maghi, ha manifestato forte interesse per il fenomeno del linguaggio al contrario. Pare proprio che siano nati da qui i messaggi subliminali contenute in molte canzoni se ascoltate al contrario. Ad esempio, nella sua opera fondamentale del 1929 Magick in Theory and Practice («La magia nella teoria e nella pratica»), egli incoraggia i suoi discepoli a familiarizzare con il rovescio scrivendo:

Crowley e il mondo dello spettacolo  

Nel mondo dell’occulto del nostro secolo Aleister Crowley è considerato un’autorità eccelsa. Spesso accostato ingiustamente a pratiche sataniche, riuscì a divulgare le sue opere contenenti simboli e linguaggio esoterico persino sulla stampa, con la pubblicazione di alcuni stralci di The Equinox. Scandalosamente prosaico anche nelle attività sessuali, dedito alla bisessualità, ad orge mistiche, magia sessuale e comportamenti pubblicamente osceni, divenne con il tempo una personalità influente per tutta la cultura underground, dalla musica alla letteratura, fino al cinema. Celebrato nelle canzoni di Ozzy Osborne, subito dopo la scissione dei Black Sabbath, citato dai Beatles, da David Bowie, da Mick Jagger, dai Klaxons, è stato simbolo e divinità anche di numerosi ordini musicali mistici, creati da esponenti influenti della musica psichedelica, come Genesis P- Orridge, uomo androgino ed in evoluzione transgender che ha fondato nel 1981 del T.O.P.Y., Tempio Della Gioventù Psichica. Ma non è sola la musica ad aver subito il fascino di Crowley. Dai fumetti di Alan Moore (V per Vendetta) fino a Martin Mystere e al serial tv X Files, telefilm cult degli anni ‘90, Aleister Crowley continua ad essere ispirazione. Non tutti inoltre sanno che lo stesso fondatore di Scientology, Lafayette Ronald Hubbard, è stato membro thelemita.

Aleister Crowley e il Rock

  • Led Zeppelin

Jimmy Page, chitarrista dei Led Zeppelin, è un accanito sostenitore delle dottrine di Aleister Crowley. Il suo interesse nei confronti dell’occultista inglese è talmente forte da spingerlo a collezionare tutti i suoi oggetti personali: libri, manoscritti, cappelli, canne da passeggio, quadri e perfino le tuniche utilizzate durante i rituali. Non solo era un collezionista di Aleister Crowley, ma aveva addirittura acquistato il cottage a lui appartenuto, Boleskine House a Loch Ness, in Scozia. Per ristrutturarlo, riportandolo allo stato originale in cui era quando Crowley effettuava i suoi rituali, Page assunse il satanista Charles Pace perché lo dipingesse con i simboli della magia rituale. La casa sorgeva sui resti di un’antica chiesa che era stata messa al rogo, insieme a tutta la sua congregazione di religiosi, nel X secolo. “Sono sempre successe cose strane in quella casa, anche prima che ci abitasse Crowley. E’ stata costruita su un terreno sul quale, una volta, sorgeva una chiesa che andò in fiamme insieme ai fedeli. A volte è possibile sentire la testa di un uomo, che fu decapitato nella casa, rotolare lungo i pavimenti… Fu un mio amico a dire alla servitù, dopo averci trascorso una notte: “Perché non fate uscire i gatti, la notte? Fanno un casino del diavolo”. Il mio amico è una persona estremamente equilibrata e non aveva mai sentito nessuna diceria sulla casa, per cui si stupì parecchio, quando gli dissero che non potevano essere i gatti… Dopo la morte di Crowley, i proprietari della casa si suicidarono, altri furono ricoverati in ospedali psichiatrici.”– ha raccontato Page.

Il più controverso album dell’epopea zeppeliniana viene pubblicato dalla Atlantic nell’ottobre del 1970 col titolo Led Zeppelin III. Sulle prime copie messe in vendita c’è la massima: “Do what thou wilt. So mere it be” (Fai ciò che vuoi. Così potrai essere): chiara citazione, voluta da Jimmy Page, del motto del mago Aleister Crowley “Do what thou wilt, shall be the whole of the law” (Fai ciò che vuoi, sarà tutta la tua legge). Ad un giornalista che gli chiese spiegazioni su quella frase, il chitarrista rispose: “L’idea è stata mia. La storia che c’è dietro è troppo lunga da raccontare. Ma l’intenzione era quella di dare un piccolo tono esoterico. Speravo che nessuno la vedesse”. Come gli Stones, anche i Led Zeppelin furono quasi subito associati al satanismo. Tra il 1976 e il 1979, Page aveva persino aperto una libreria a Londra, la Equinox, dedicata all’occulto. Il flirtare del gruppo con temi mistici ispirati agli eroi mitologici celtici fecero scalpore. Naturalmente, ogni loro canzone sembrava nascondere significati oscuri, senza dimenticare che l’etichetta discografica del gruppo era la Swan Song, il cui simbolo ritraeva Apollo, sebbene somigliasse più a Icaro. O, magari, si trattava dell’angelo caduto? Specialmente Stairway To Heaven fu territorio di scontro tra i gruppi religiosi: ascoltando al contrario il passo «there’s still time to change the road you’re on» si possono sentire le parole «here’s to my sweet Satan», “a te mio dolce Satana”. Si diceva addirittura che quella ballata, così potente e perfetta, fosse un “dono” di Satana a Page in cambio della sua fedeltà: era, insomma, frutto della scrittura “autoindotta”. Alcune persone vicine ai Led Zeppelin dicono di aver più volte visto Page chiudersi nella sua stanza, illuminata solo da candele, suonare in modo meccanico, come se fosse “guidato” da una forza esterna. Può essere un semplice caso? Stairway To Heaven era inclusa nel disco più famoso della band, Led Zeppelin IV. Il packaging dell’album era costellato di simboli e figure misteriose. Page aveva chiesto ai quattro compagni di gruppo di scegliersi un simbolo da un libro di antiche rune e sigilli. L’unico che se lo disegnò personalmente, all’insaputa degli altri, fu lui. Il risultato fu il famoso ZoSo, riconducibile a un’equazione satanica di Crowley, anche se è molto simile a un simbolo contenuto in quello che viene considerato il libro più autorevole sulle invocazioni sataniche, il Grand Grimoire (altri fanno riferimento all’Ars Magica Arteficii, scritto nel 1557 dall’alchimista Gerolamo Cardano). «Fu solo un modo per creare confusione nei media», minimizza Page, «per vedere come avrebbero potuto nominare un album che non aveva un titolo». Ma molti suggeriscono che il disco è malefico. Alcuni fan hanno scoperto che il disegno dell’eremita errante dei tarocchi di Crowley, ritratto nella busta interna dell’lp, se riflesso in uno specchio riveli sullo sfondo un animale con le corna. «L’eremita è un simbolo di fiducia in se stessi e di saggezza», spiega tuttavia Page. «Tiene in mano una lanterna che rappresenta la luce della verità, per illuminare la via a un giovane uomo ai piedi della collina». Questo è anche il contesto in cui Page vorrà essere rappresentato nel film della band, The Song Remains The Same (1976), girato nei dintorni di Boleskine House. Nonostante Page abbia sempre negato di venerare Satana, i Led Zeppelin della metà degli anni 70 erano la rappresentazione perfetta di ciò che gli spiriti suggerirono a Crowley: «Per adorarci, bevete vino e prendete droghe strane. Siate lussuriosi, godete in ogni senso, andate in estasi». Sesso, droga, rock&roll. E morte. Nel giro di pochi anni, molte persone dell’entourage dei Led Zeppelin scompaiono tragicamente. Un fotografo amico di Page muore mentre è ospite in casa del chitarrista. Nel luglio 1977, mentre i Led Zeppelin sono in tour negli Stati Uniti, il figlio di sei anni del cantante Robert Plant, Karak, muore improvvisamente per un’infezione alle vie respiratorie. Comincia a spargersi la voce che sia stato ucciso dopo un rito satanico con abusi sessuali. Solo due anni prima, Plant aveva rischiato di morire in un incidente d’auto con la famiglia mentre viaggiava a Rodi. Curiosamente, l’unico passeggero rimasto illeso fu la figlia di Page, Scarlet. Quando i Led Zeppelin sembrano ormai pronti a tornare, il batterista John Bonham viene trovato, ubriaco, soffocato nel suo stesso vomito, il 25 settembre 1980. Si trova a casa di Page. Il giorno del funerale, i fan dicono di aver visto, dalla finestra della casa di Page, emergere un’enorme nuvola di fumo nero. Sarà la fine della band, ma non delle dicerie su satanismo e occultismo. Il 27 settembre1980 l’Evening News pubblica un articolo intitolato «la magia nera dei Led Zeppelin», scrivendo: «Robert Plant e coloro che sono vicini al gruppo sono convinti che le pratiche di magia nera di Jimmy Page siano la causa della morte di Bonham e delle altre tragedie».

  • The Beatles

Il primo, timido riferimento al mondo del satanismo compare sulla copertina di uno dei dischi più famosi della storia del rock: “Sergent Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles, sulla quale compaiono i volti di tanti personaggi noti. Fra questi, in alto a sinistra, spicca l’immagine di un uomo calvo. E’ l’occultista inglese Aleister Crowley, padre del satanismo moderno e ispiratore della maggior parte dei gruppi esoterici contemporanei. Il batterista dei Beatles, Ringo Starr, dichiarò all’epoca: “Abbiamo pensato di raggruppare i volti delle persone che amiamo e ammiriamo”. Due foto di Crowley erano previste per la copertina di Sgt. Pepper. Ma una delle foto con un giovane Crowley ricordava Paul, così Crowley apparve sulla copertina una sola volta. Oppure no? Aleister Crowley morì nel 1947. 20 anni prima che Paul cantasse: Sono vent’anni ad oggi. E’ Aleisteir Crowley il vero Sgt. Pepper?

“Decidemmo di lasciare un piccolo messaggio segreto alla fine del disco. Così siamo andati in studio e abbiamo registrato il groove. Dura solo un secondo, ma c’è voluta una serata intera per farlo giusto. Non potevamo fare in altro modo. SAREMO TUTTI DEI MAGICI SUPERUOMINI. E’ chiaro, siete dei sordi, se non lo capite. “We’ll all be magick supermen”, ecco cosa dice!”. Chiaramente ispirati alle teorie di Crowley. I Beatles erano legati a Crowley anche attraverso Timothy Leary, il maggior propugnatore dell’ LSD, psicologo di Harvard e amico di John Lennon. Egli si definiva un “ammiratore di Crowley” e riteneva di starne “portando avanti” il lavoro. La canzone “Come together” è dedicata proprio a Leary.

  • The Doors

 Sul retro dell’album 13, Jim Morrison e gli altri membri dei Doors sono immortalati attorno al busto di Aleister Crowley.

  • Graham Bond

1968-1969. Trascorre in America un periodo di inattività, durante il quale conosce e sposa la cantante di colore Diane Stewart e si avvicina al mondo dell’occulto e della magia. Un pioniere del rock il cui gruppo contribuì al primo esordio di alcuni dei più grandi artisti, credeva di essere il figlio illegittimo di Crowley. Uno dei gruppi da lui fondati si chiamava Aleister Crowley’s Holy Magic («La Sacra Magia di Aleister Crowley»), e produceva un tipo di musica che, a suo dire, avrebbe aiutato gli ascoltatori a contattare le forze più elevate. Per Bond la cosa all’inizio funzionò, ma in seguito accusò disturbi mentali e morì in circostanze misteriose .

  • Ozzy Osbourne

 Ha scritto una canzone dal titolo “Mr Crowley”, palesemente dedicata al mago inglese. È stato pubblicato il 20 settembre 1980 come traccia dell’album Blizzard of Ozz.

  • David Bowie

 Cita Crowley nella canzone “Quicksand” (dall’album “The man who sold the world”). Nel 1975, il biografo di Bowie Henry Edwards lo descrisse come una rockstar che componeva certi pezzi perché ossessionato dai rituali e dai mantra di Crowley, che conservava le sue urine nel frigorifero, etichettate su consiglio della «Grande Bestia 666», e che si era rivolto ai riti delle streghe e degli esorcisti per liberarsi dagli spiriti maligni che, secondo lui, controllavano la sua vita.

  • Iron Maiden

 La canzone degli Iron Maiden ‘Revelations’, si riferisce proprio a Crowley ed al suo essere considerato l’anticristo reincarnato.

  • Sting

 Ha passato molte ore a studiare gli scritti di A.Crowley. Sulla copertina del disco “Ghost in the machine” compaioni tre numeri digitali. Girandola al contrario però si può leggere il famoso “numero della bestia”, il 666.

  • Marylin Manson

 Marilyn Manson nel brano “Misery machine” parla dell’abbazia di Thelema in cui abitò Crowley. Quali sono gli ideali satanici di Manson? Il cantante li riassume in questa dichiarazione: “Satanismo non significa adorare il diavolo. Significa che l’uomo deve essere il proprio dio sulla terra. Non devi adorare niente e nessuno, tranne te stesso”. Ancora una volta, ritroviamo la filosofia di Crowley: l’uomo che si mette al posto di Dio.

  • John Frusciante (Red Hot Chili Peppers)

E’ un ammiratore di Crowley e le canzoni, ‘666’ , ‘I’m Around’ , ‘Emptiness’ and ‘Look On’ (dall’album solista, ‘Inside of Emptiness’) sono ispirate a Crowley.

  • Prince

Girando al contrario il disco “Prince1999”, si può leggere il 666 seguito da un simbolo fallico. In basso invece è leggibile la scritta “Evil” seguita da una fiamma.

Inoltre, all’interno del disco Prince imita l’Occhio di Horus disegnato da Crowley.

ANGER: il regista seguace di Crowley

Durante un viaggio in Inghilterra, Anger diventa immediatamente amico di Mick Jagger e Keith Richards. I musicisti dei Rolling Stones lo prendono subito in simpatia, com’è logico aspettarsi, anche perché non dobbiamo dimenticare che lo stesso Jagger era molto vicino agli insegnamenti di Crowley. Morale della favola, Jagger compone la musica non di Lucifer Rising, di cui non sono rimaste che le ossa, ma del progetto di ripiego che nasce sì dalle ceneri di questo film ma che si sviluppa in modo completamente diverso. Stiamo allora parlando di Invocation of My Demon Brother (1969), in parte realizzato con gli scampoli di Lucifer Rising e in parte con materiale inedito. Tra gli attori gli stessi Jagger e Keith Richards, il redivivo Beausoleil nella parte non accreditata di Lucifero, nonché Anton LaVey nelle immancabili vesti di Satana. A guidare i lavori è un esaltato Kenneth Anger, un Faust maledetto e invasato che, tutto ricoperto d’orpelli e di sacrali abiti talari, gesticola come un tarantolato ed evoca oscure potenze infernali.I rapporti con Page sono complessi e non si riducono giusto a una particina. Tutto comincia nei primissimi anni Settanta, quando Anger, col ghiotto boccone di quindicimila sterline della British National Film Finance Corporation, parte insieme al cast per la Germania e per l’Egitto, onde girare alcune parti del film. In questo periodo conosce Jimmy Page, appassionato di occultismo e seguace pure lui di Aleister Crowley. Page era un bel tipo, perché s’era convinto che la dimora fosse infestata da un fantasma decapitato, e chiese appunto aiuto a Anger per rimediare al danno. Il regista americano, a quanto pare, era più fuori del cantante degli Zeppelin, perché corse subito in suo aiuto, armato forse non di turibolo e acqua santa, ma di bacchette magiche e di sillabario esoterico. Non si sa se l’esorcismo andò a buon fine, ma senz’altro i rapporti tra i due non ne escono bene. Infatti Anger chiede a Page di comporre la colonna sonora di Lucifer Rising, il quale acconsente entusiasta, salvo poi non produrre null’altro che una litania inascoltabile di venticinque minuti e fu licenziato. Anger decise dunque di affidarla a Bobby Beausoleil, l’ex chitarrista dei Grass Roots, il gruppo del visionario Arthur Lee che di lì a breve sarebbe diventata una delle band fondamentali del rock psichedelico, i Love. In seguito, Beausoleil, avrebbe seguito Charles Manson partecipando alla strage di Bel Air.

Led Zeppelin IV

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Senza ombra di dubbio, Led Zeppelin IV o ZoSo o Four Symbols che dir si voglia, è il mio disco preferito.
Di seguito un articolo che scrissi per Eclipse Magazine, il mio primissimo articolo ROCK datato 01/04/2010.
Quando sentii Robert cantare, subito pensai che in lui ci fosse qualcosa che non andava. Intendiamoci, era bravo, ma quella specie di suo gemito primordiale aveva il potere di innervosirmi…” (Jimmy Page)
Il volto del rock è cambiato, le regole musicali sono state stravolte e le chitarre elettriche sono diventate il pane quotidiano. Siamo negli anni ‘70, o meglio, ci siamo ritornati attraverso la macchina del tempo nata dalla passione per il rock, quello vero. Proveremo a ripercorrere  l’incredibile cammino tracciato dai “Gods of Rock”, coloro i quali sono riusciti ad avere ben 9 album in classifica contemporaneamente: sono i Led Zeppelin, fondamentale pezzo di storia della musica internazionale, difficilmente paragonabili ad altre band.
Ci soffermeremo in particolare su un disco, quello della maturità, quello senza nome. Sì, perché  il quarto album dei Led Zeppelin, pubblicato l’8 novembre 1971 dall’Atlantic Records, è privo di un titolo ufficiale. Con grande riprovazione dell’etichetta, il disco uscì addirittura con una copertina su cui non compariva né il nome del gruppo, né il titolo dell’album, che per comodità venne denominato “IV”, ma anche “Four Symbols” (perché  all’interno della copertina erano riportati quattro simboli magici), o “Zo-So” (dal simbolo legato a Jimmy Page). L’intenzione era quella di focalizzare l’attenzione esclusivamente sulla musica, eliminando qualsiasi elemento “extra”. Il brano più importante dell’album è Stairway to Heaven, votata dai lettori del Melody Maker come la migliore canzone della storia del rock. Nonostante le  accuse di satanismo subite negli anni (qualcuno affermerà perfino che ascoltandola al contrario si possa percepire un messaggio demoniaco), “Stairway To Heaven” diverrà l’inno per antonomasia dei Led Zeppelin. Curiosamente, però, non verrà mai incisa su 45 giri, a causa dell’ostinato rifiuto della band, che continuerà a resistere orgogliosamente al pressing dei discografici. “Black dog”, con la sua rivisitazione del rock ‘n’ roll primordiale, “è nata dall’immagine potente di un vecchio cane nero che dormiva tutto il giorno in casa Headley Grange” (Jimmy Page). Altra curiosità riguarda “Rock ‘n’ roll”, basato su una delle strutture più frequenti del genere omonimo: il Blues in 12 misure di LA. Il chitarrista Jimmy Page ha dichiarato che la struttura della canzone è venuta fuori mentre si cercava di completare (invano) la stesura di “Four Sticks”. In un momento di ispirazione, Page ha cominciato a suonare e Plant ha scritto i testi.
Faremo musica finchè uno di noi non creperà” (Jimmy Page). E così è stato. I Led Zeppelin si sono sciolti alla morte del batterista John Bonham nel 1980.
Il rock ‘n’ roll però non è una band, né un pezzo di ghiaccio e, di conseguenza, non conosce l’azione riflessiva dello “sciogliersi”. Il rock ‘n’ roll è il cuore che pompa il sangue nelle vene, è l’adrenalina che si propaga nel sistema nervoso durante un assolo di chitarra elettrica, è la vibrazione che risveglia i corpi. Il rock ‘n’ roll sono i Led Zeppelin. Il rock ‘n’ roll non è morto e non morirà mai.
(da Eclipse Magazine –  www.eclipse-magazine.it)