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Riders on the storm

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Ieri ho visto la versione italiana di “When you’re strange”, il docu-film sui Doors diretto da Tom DiCillo che mi ha lasciata parecchio perplessa. Oggi vi ripropongo la mia recensione di “Riders on the storm” che scrissi tempo fa per Eclipse Magazine.

Quando le porte della percezione sono spalancate le cose appaiono come veramente sono, infinite.” (William Blake)

Occorre oltrepassare le porte della percezione sensibile per capire appieno la musica dei Doors e la controversa figura di Jim Morrison, il poeta, il cantante e il compositore maledetto. Ispirato dal poeta francese Arthur Rimbaud, aveva affermato: “C’è il Noto e c’è l’Ignoto e in mezzo ci sono le Porte (the Doors)”. Il carismatico leader della band, come tanti giovani dell’epoca, era convinto che solo allucinogeni come l’LSD potessero valicare the doors of perception che limitano la mente umana e allontanare quel senso di alienazione che attanagliava la sua anima. Oppure semplicemente bastava improvvisare con la sua band quel rock visionario, lisergico, intenso e selvaggio.
Era il 1971 quando, dopo un lungo periodo di crisi e frastuono interiore, il Re Lucertola ritorna a vivere con la musica delle percezioni. I Doors stavano improvvisando sulle note di un brano country dal titolo“Ghost riders in the sky: a cowboy legend”, amatissimo dai cowboys e scritto da Stan Jones nel 1948. A un certo punto Morrison invece di ripetere “Ghost riders in the sky: a cowboy legend”, dice “Riders on the storm”E’ il fulmine che scatena la tempesta, è l’inizio di una nuova avventura. La band sceglie di abbandonare le sonorità country e di ricreare un’atmosfera cupa, grigia, angosciante. Il piano elettrico di Ray Manzarek evoca la giusta sensazione, quel senso di tragedia immanente, di inquietudine, come se il pericolo fosse sempre in agguato e gli effetti speciali (tuoni, vento, pioggia, tempesta) aggiunti in seguito completano l’opera. Nel testo di “Riders on the storm”viene citato un “killer on the road” che si riferisce sia a una sceneggiatura che Morrison aveva scritto intitolata “The Hitch-Hiker”, sia a un criminale del Missouri che, appena uscito di prigione, aveva comprato una pistola e rubato un’automobile. Finita la benzina, aveva fatto l’autostop, poi ucciso un’intera famiglia dell’Illinois e un rappresentante di Seattle. Il killer on the road fu catturato e condannato alla camera a gas. Struggente epitaffio in chiusura del disco L.A. Woman registrato in una sola settimana, è uno degli ultimi capolavori dei Doors. La crisi di King Lizard è ormai irreversibile, così il 2 luglio del 1971 compie il suo ultimo viaggio oltre le porte della percezione, mettendo fine ad una stagione folle, fatta di sogni psichedelici, poesia e dannazione. Jim Morrison ha impersonato fino all’estremo la contraddizione che è nel cuore del rock: musica di liberazione che porta dentro di sé il nucleo della distruzione. Non ha ucciso solo se stesso, ma anche l’intera band trasformandola però in una leggenda che vive ancora oggi nelle anime dannate che danzano a ritmo di rock ‘n’ roll.
(link all’articolo: Eclipse-Magazine)
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