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“Immigrant song” – Led Zeppelin

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Quando sentii Robert cantare, subito pensai che in lui ci fosse qualcosa che non andava. Intendiamoci, era bravo, ma quella specie di suo gemito primordiale aveva il potere di innervosirmi… Fu Alexis Corner a dissipare le mie perplessità su Robert.” (Jimmy Page)

E’ proprio quella “specie di gemito primordiale” di Plant ad aprire “Immigrant Song”, prima traccia di Led Zeppelin III. Dopo il successo del precedente album, i Led Zeppelin hanno creato un’opera dalla duplice identità: una elettrica, caratterizzata dalle classiche atmosfere dure proprie dell’hard rock; l’altra acustica, intrisa di sonorità inedite e decisamente più morbide. Ma è ad uno dei brani più violenti degli Zeppelin che viene affidato il ruolo di pioniere del disco, “Immigrant Song” appunto. Composto da Jimmy Page e Robert Plant, è celebre per il selvaggio urlo di battaglia d’inizio strofa e per il ridondante riff di chitarra. E’ inoltre considerato l’emblema della propensione alla magia e alla mitologia della band. Il testo, che narra di un’imminente invasione vichinga, è stato scritto durante il grandioso tour del 1970. Precisamente i Led Zeppelin lo scrivono dopo l’esibizione al Festival di Bath (Islanda – luogo leggendario perché pare che lì sia conservato il Santo Graal. Il concerto ha contato 150.000 spettatori) e lo dedicano a Leif Ericson, il grande esploratore islandese, il primo europeo a scoprire l’America del Nord. Buttano giù le parole pensando ai vichinghi e ai loro viaggi, alle scoperte, alla grandezza dei tempi andati. I loro fan però non capiranno che si tratta di un omaggio alla terra, penseranno invece che “Immigrant Song” sia un’autocelebrazione. Contrariamente a quanto si creda, il “Martello degli Dei” era invece il Mjöllnir, l’arma di Thor, dio del lampo e del tuono, che aveva la particolarità di tornare sempre indietro come fosse un boomerang. Solo Thor e suo figlio Magni erano però in grado di sollevarlo. L’immagine potente ed evocativa del “Martello degli Dei” risultò talmente efficace da essere immediatamente associata al gruppo (in particolare, al batterista John Bonham) al pari dell’immagine del noto dirigibile. “Hammer of the Gods” è anche il titolo della biografia ufficiale della band, scritta da Stephen Davis nel 1985.

Con un ritmo incalzante come il rumore degli zoccoli di un cavallo in corsa, “Immigrant Song” diventa in breve tempo un brano-mito… “The hammer of the gods will drive our ships to new lands, to fight the horde, singing and crying…”.

(Articolo originale: http://www.eclipse-magazine.it/cultura/musica/eclissi-di-note-immigrant-song-led-zeppelin.html

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