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Everybody’s wishing you happy birthday, Jimi!

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Everybody’s wishing you happy birthday! Everybody’s wishing you real good time!” – così cantava Jimi Hendrix nella sua “Happy Birthday”.

Oggi, 27 novembre 2012, avrebbe compiuto 70 anni… Settanta candeline accese, piccole fiamme creano un’atmosfera magica, a tratti psichedelica, condita da un sottofondo musicale quasi impercettibile. Poi d’improvviso una chitarra, una Fender Stratocaster, dalle cui corde prendono vita note distorte, suoni adrenalinici e selvaggi, fiamme. Arde lo strumento, brucia con il fuoco della passione, il fuoco dell’amore per la musica. Jimi Hendrix è ancora vivo, la sua energia è ancora quella di 40 anni fa. Ora è la sua Fender che sta morendo tra le fiamme e dalle sue ceneri rinasce la musica rock.

La rivoluzione che Hendrix ha compiuto è paragonabile a quella copernicana dell’universo: la chitarra, come il sole, è al centro dell’universo musicale. Il feedback abbandona l’etichetta di “fastidioso difetto” per diventare un’arte, e la distorsione, spinta ai massimi livelli, si fonde perfettamente con la morbidezza delle linee melodiche. In ogni esibizione Hendrix entrava in simbiosi con il suo strumento raggiungendo la catarsi interiore e diffondendo nell’aria vibrazioni positive.

Le candeline sulla torta si spengono. Siamo nel 1970. Jimi Hendrix è morto e con lui un’intera epoca, quella dei grandi raduni, della contestazione in musica, della psichedelia senza confini, del rock dell’utopia estrema. Nuovi generi e nuove rockstar sono in arrivo, ma l’eco della chitarra distorta di Hendrix continua a risuonare ancora oggi. Ecco perché festeggiamo il suo compleanno: Happy Birthday, Jimi!

(Articolo originariamente pubblicato su Eclipse Magazine)

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Gibson, Les Paul, Fender: i padri della chitarra elettrica

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Ho sempre invidiato i chitarristi: ho sempre desiderato spaccare una chitarra in testa a qualcuno e col pianoforte non puoi farlo!” (Elton John).

Impossibile biasimare Elton. Iconica infatti è l’immagine del rocker che, lunghi capelli al vento e sguardo impetuoso, frantuma violentemente la sua chitarra elettrica quasi a voler distruggere metaforicamente ciò che ama con tutto se stesso, la sua linfa vitale. Un esempio eclatante  è quello di Jimi Hendrix che, al Monterey International Pop Festival (1967), diede fuoco alla sua Fender Stratocaster con del liquido per accendini e la distrusse contro palco ed amplificatori in una catarsi di feedbacks lancinanti. “La volta in cui ho bruciato la mia chitarra fu come un sacrificio. Si sacrificano le cose che si amano. Io amo la mia chitarra” (Jimi Hendrix).

Utilizzando un metodo cronologico inverso, passiamo dalla “distruzione” della chitarra elettrica alla sua creazione.  Il passaggio dalla chitarra classica a quella elettrica avviene infatti attorno agli anni Trenta del secolo scorso, quando si comincia ad avvertire l’esigenza di creare uno strumento in grado di suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato dal volume di suono. Se la chitarra classica rappresenta il sinuoso corpo femminile, le forme rigide e squadrate della chitarra elettrica diventano la metafora dell’emancipazione della donna, l’“amplificatore” degli orizzonti del mondo.
A chi attribuire il merito di questa invenzione che ha rivoluzionato il mondo della musica? Le prime chitarre elettriche furono commercializzate dalla Gibson Guitar Corporation negli anni Trenta, con la produzione della ES 150.  La Gibson produsse, e tuttora produce, molti altri modelli di chitarra: i più famosi sono la SG, la Flying V e l’Explorer, tutti utilizzati da chitarristi del calibro di Jimmy Page Frank Zappa.  Nel 1947 nasce la principale concorrente della Gibson, la Fender che riesce ad imporsi sul mercato degli strumenti musicali nel 1954 con la creazione della Stratocaster, inconfondibile per la versatilità sonora e vera icona del Rock ‘n’roll. È la chitarra utilizzata da Jimi Hendrix in “Third Stone from the Sun” e da David Gilmour in “Shine on you crazy diamond”.  Il 1957 è l’anno della Gibson Les Paul, la risposta alle solid body di Leo Fender, nata dalla collaborazione tra Gibson e Les Paul, grande chitarrista jazz ed inventore. Memorabile l’immagine di questa chitarra tra le mani di Jimmy Page nell’energica “Rock and Roll”.
Tuttavia, non si può scrivere la storia della chitarra elettrica senza citare l’amplificatore, sua appendice naturale. Modelli come il VOX AC 30 (usato anche dai Beatles) sono entrati nella storia, ma il mito è arrivato con Jim Marshall. Il primo a portare l’amplificatore sul palco fu ancora lui, Jimi Hendrix.
Grazie Orville GibsonLeo FenderLes Paul e Jim Marshall: tutti i chitarristi elettrici, la stessa musica, i fanatici del rock e noi tutti amanti della chitarra vi dobbiamo molto!
(Pubblicato su Eclipse Magazine)