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Recensione live Bud Spencer Blues Explosion@Roma

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Il Lanificio 159 è esploso ieri in tarda serata sconvolgendo la periferia romana. L’esplosione di blues ha generato una serie di vibrazioni che si sono propagate per tutta la Capitale. Secondo i testimoni, ad accendere la miccia sono stati due giovani musicisti: Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, rispettivamente cantante/chitarrista e batterista di una band chiamata, neanche a farla apposta, Bud Spencer Blues Explosion. A presentare il duo ci hanno pensato il rapper romano Rancore e dj Mike, special guests della serata. [ Continua a leggere ]

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Bud Spencer Blues Explosion: i kamikaze del blues

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I colpi di fulmine in musica sono molto rari per me, al contrario di quelli nella vita di tutti i giorni. Generalmente ho bisogno di un secondo ascolto più approfondito e, spesso, persino di un concerto prima di essere certa che ciò che le mie orecchie percepiscono mi piaccia realmente oppure no. Con i Bud Spencer Blues Explosion è stato amore a primo ascolto. Loro sono esattamente ciò che piace a me: energia, pathos, carisma, rock, blues… esplosione. Dopo averli ascoltati live al Circolo degli Artisti poi, hanno definitivamente raggiunto i vertici della mia personalissima classifica musicale italiana. Il 26 vado a risentirli al Lanificio 159 e probabilmente li intervisterò pure.

Tempo fa ho recensito il loro ultimo album “Do it” per Rockisland:

Bud Spencer Blues Explosion: mai nome fu più azzeccato. Il duo composto dal chitarrista Adriano Viterbini e dal batterista Cesare Petulicchio è in grado di generare una vera e propria esplosione di suoni che colpisce come un pugno (di Bud Spencer) nello stomaco.

Lo avevano già dimostrato con il disco omonimo pubblicato nel 2009 e lo confermano con Do it, l’album che offrirà al duo l’opportunità di guadagnarsi un posto di rilievo nel panorama musicale italiano. Dopo l’esordio, avvenuto con Happy nel 2007, si sono fatti conoscere da un pubblico più vasto grazie all’intensa attività live che li ha consacrati come i kamikaze del blues italiano.

L’idea di fondo di Do it è la stessa del precedente ep Fuoco Lento: catturare l’esplosione live in un disco. In vendita dal 4 novembre, il disco di suoni rock blues affonda le sue radici nella tradizione musicale americana che viaggia dal delta del Mississippi fino a Seattle e si fonde perfettamente con quella italiana. Il titolo, immediato e incisivo, è l’acronimo di Dio odia i tristi, uno dei brani di punta del disco.

Ad aprirlo ci pensa Slide, un’intro di chitarra che in soli 16’’ catapulta l’ascoltatore nel vortice del sound graffiante ma al contempo vellutato che caratterizza l’intero disco. L’ippodromo è ora pronto per accogliere la cavalcata zeppeliniana, Più del minimo, il brano più hard blues dell’album che conquista il primo posto grazie agli assoli di chitarra e batteria davvero meritevoli. Anche la successiva Giocattoli mantiene l’attitudine elettrica con una chitarra che urla disperata, mentre Cerco il tuo soffio, primo singolo estratto, smorza i toni con un respiro blues a tratti psichedelico e con un ritornello che resta facilmente impresso nella memoria dell’ascoltatore.

Ritornano le chitarre selvagge in Rottami e Dio odia i tristi che si contraddistinguono per i riff zeppeliniani misti a quelli hendrixiani e per l’indiscussa potenza della batteria. Ed ecco un classico del blues, Jesus on The Mainline, accompagnato dalla voce di Adriano che si fa più grossa e black. Scratch Explosion è il pezzo strumentale registrato con Dj Mike che fa da apripista a Dio odia i tristi e conduce a Come il mare (il brano meno immediato del disco) e a L’onda: sicuramente i brani che convincono meno.

Con Squarciagola si ritorna a livelli decisamente più elevati grazie al testo più ricercato e al pestaggio violento della batteria. 100% hard blues nella riedizione di Hamburger (pezzo già presente in Happy) dal testo senza senso ma… ci piace anche per questo. Mi addormenterò ha il compito di chiudere il disco e lo fa in punta di piedi, con estrema delicatezza, con la voce più mansueta di Viterbini e la scansione dei tempi effettuata da un tamburello. Perfetta chiusura per un disco che, senza alcun dubbio, merita di essere ascoltato.