Archivi categoria: Poesia

Nato per essere Bukowski

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– “Quando ti sei accorto di essere uno scrittore, di avere talento?”

B: “Non ci si accorge di essere scrittore, si pensa di esserlo”

– “Quando hai pensato di esserlo?”

B: “Credo di aver avuto circa 13 anni. Ero pieno di brufoli. Scrissi la mia prima cosa su un quaderno da scuola… Trovai una matita e iniziai a scrivere. Riempii il quaderno di parole. Fu la prima volta che mi fu svelato questo meccanismo. Era bello stare seduti a scrivere sul quaderno con una matita. Scrissi senza interruzione. Mi sembrò una cosa facile e piacevole. Per me rimane ancora una cosa facile e piacevole”

Bukowski frequentava l’L.A. City College che si trova ancora sul Vermont Avenue. Seguiva le lezioni di giornalismo.

B: “Andai al college per due anni ma non combinai niente. Me ne stavo steso sull’erba e non frequentavo le lezioni. Non trovai un lavoro da giornalista. Mi dicevano: “compila il modulo e poi ti faremo sapere”. Non è facile diventare giornalista. “

– “Decidesti tu di non diventare giornalista?”

B: “Se mi avessero assunto lo sarei diventato. Ma sono quasi felice che non sia avvenuto. Cosa potevo scrivere?”

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Parole oscene

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” (…) Quelle parole oscene sono solo un’adesione a tutte le forme, a tutti gli aspetti della vita. Come c’è un poeta che canta le violette e i tramonti e un altro che canta i tuoni e le bufere, così ci sono, accanto a poeti che cantano raggelati amori astratti, poeti che cantano tumultuose tragedie sessuali. E a nessuno viene in mente che questo faccia qualche differenza. Ma se si spinge il ragionamento e si accetta l’idea che la vita è fatta di bisogni fisici oltre che di bisogni spirituali, che è dominata non solo da belli o brutti pensieri ma anche da realtà orribili come la poliomielite o splendide come un amplesso, si deve rifiutare una cernita tra i vocaboli e non respingere più come turpi quelli che designano gesti o fatti magari turpi della realtà. Il fatto che una signora cosiddetta perbene non parli (o non dovrebbe parlare) di organi genitali o di membri maschili con lo stesso linguaggio con cui ne parla un soldato di caserma, non cambia molto le cose; come dire: chiamatelo come volete, ma il membro maschile è quello che è e non cambierà la sua realtà cambiandogli il nome, e siccome appartiene alla realtà del mondo è “santo” come tutto ciò che appartiene al mondo, perché santo è tutto ciò che è creato da Dio.” (Fernanda Pivano, introduzione al libro “Jukebox all’idrogeno” di Allen Ginsberg)

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Il pensiero di Fernanda Pivano è da me condiviso appieno. E’ proprio questa la ragione che spiega la mia passione per le letture che passano da un registro aulico ad uno volgare con incredibile ed ammirabile nonchalance. Ed è il motivo per cui amo Bukowski. per il quale sto imparando ad amare Ginsberg e per cui ascolto i gruppi italiani che scrivono i testi delle loro canzoni esattamente con questo stile.

Anche una parola oscena può diventare poesia.