“Mille bolle blu”. Un viaggio nei migliori anni della nostra canzone

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“Le canzoni sono come bolle: alcune scoppiano immediatamente, altre invece diventano grandi e volano in alto”. Così la cantante jazz Nicki Nicolaj apre la prima dello spettacolo “Mille bolle blu”, una grande macchina del tempo diretta negli anni ’60 e ’70 e capitanata dalla big band del celebre sassofonista Stefano di Battista. In scena al Teatro Sala Umberto dal 18 settembre, questo “Viaggio nei migliori anni della nostra canzone” – come recita il sottotitolo – è nato da un’idea di Gino Castaldo, è diretto da Elisabetta Rizzo e resterà a Roma fino al 30 settembre, per poi riprendere l’8 novembre a Mantova per la tournée che proseguirà il 10 novembre a Bologna e il 26 a Napoli. La scenografia minimal è dominata da un televisore vintage sullo sfondo che mostra filmati d’epoca tinti da un nostalgico bianco e nero. Intanto le bolle cominciano a formarsi… La prima a prendere il volo è “Se stasera sono qui” raggiunta presto da un’intensa “Io che amo solo te”, la bolla con cui la voce dell’interprete raggiunge il tetto del teatro senza mai scoppiare. Da “This boots are made for walking” a “Che sarà”, passando per “Una carezza in un pugno”, Nicki Nicolaj da’ prova di versatilità e intensità vocale tali da conquistare diverse standing ovation. Fa da motore della macchina del tempo la grande orchestra di Stefano di Battista, il cui riarrangiamento di “All my Loving” dei Beatles è senza ombra di dubbio degno di nota. I capitani della macchina decidono poi di dare un passaggio ad un “simpatico disturbatore”. Lui è Max Paiella, comico, cantante e musicista romano che porta in scena tutte e tre le arti e lo fa con semplicità e immediatezza. Un breve sketch, l’interpretazione tutta personale del testo di “Una carezza in un pugno” di Celentano, l’imitazione di Frank Sinatra e un geniale mash up tra “Se telefonando” di Mina e “Smoke on the water” dei Deep Purple, fanno di Paiella un personaggio poliedrico all’interno dello spettacolo, o forse un escamotage per rendere il tutto meno nostalgico di quel che appare. Ma come si può non provare nostalgia per il passato ascoltando la passionale “Ancora” di De Crescenzo o  con la speranzosa “Vorrei che fosse amore” di Mina? Come si fa a non emozionarsi durante il tributo a Gabriella Ferri proprio nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa? I ricordi rivivono nelle note, si accendono con i toni alti, si muovono con i cambi di registro vocale, sfiorano la pelle con il sensuale suono del sassofono e poi volano di nuovo via, proprio come le bolle di sapone.

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