“While my guitar gently weeps” – The Beatles

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“Non sono uno dei tanti che sa suonare la chitarra. So scrivere un po’. Non credo di saper fare nulla particolarmente bene ma credo che, in un certo senso, sia necessario che io sia esattamente così.” (George Harrison)

Nelle sue linee e nella sua sinuosità la chitarra ricorda una donna che, con la sua spiccata sensibilità ed emotività, ride serenamente e piange dolcemente. La terra ruota attorno al caos mentre lei è lì, è il punto fermo che, con le melodie prodotte dal suo animo, emoziona come le parole di George Harrison in “While my Guitar gently weeps”: “I look at the world and I notice it’s turning while my guitar gently weeps. With every mistake we must surely be learning still my guitar gently weeps…”.
“Terzo Beatles” è l’etichetta che ha accompagnato George negli anni dei Fab Four. Dagli esordi fino alla fine della più grande avventura musicale del secolo, Harrison ha vissuto infatti all’ombra di Lennon e McCartney. Eppure in qualità di autore e produttore è stato molto più prolifico di quanto si creda. Infatti nel 1968, anno d’incisione del “White Album”, fu proprio lui il personaggio più determinante per il gruppo. L’ispirazione principale di George (e successivamente quella dell’intero disco) affonda le sue radici in India, meta del viaggio che ha rivoluzionato la visione del mondo del chitarrista. La sua spiritualità fu contagiata dall’Oriente tanto che abbracciò totalmente il credo e le convinzioni della religione indiana rimanendone, quindi, profondamente persuaso.
Per l’album bianco Harrison scrisse quattro canzoni, ma una delle migliori è senza ombra di dubbio “While my guitar gently weeps”, la cui genesi è particolarmente interessante e curiosa. George era affascinato dall’I-Ching (il libro della saggezza a detta di Confucio) e dal suo concetto base secondo cui in Oriente tutto è relativo al testo mentre in Occidente tutto è coincidenza. L’ispirazione per “While my guitar gently weeps” arrivò proprio da lì. Harrison pensò di applicare l’i-ching all’arte del comporre canzoni. Così prese un libro a caso dalla libreria dei suoi genitori e decise di scrivere un brano sulle prime parole in cui si sarebbe imbattuto. “Gently weeps”, ecco la formula magica che ha dato vita ad un capolavoro intriso di atmosfere intense e sublimi, a tratti misteriose e crepuscolari. Il testo fu scritto molto velocemente ma modificato più volte nel corso del tempo. Quando George lo giudicò pronto, decise di sottoporlo ai Beatles ottenendo da parte loro un riscontro negativo e anche piuttosto scontato dato il periodo di crisi che la band stava attraversando. I Fab Four erano sempre più vicini alla dissoluzione, l’identità di gruppo stava via via scomparendo per lasciare spazio all’individualità e al delineamento delle quattro differenti personalità artistiche. Ognuno procedeva e componeva per proprio conto: il processo di disgregazione era entrato in funzione.
Una prima versione acustica di “While my Guitar Gently Weeps” con Harrison alla chitarra e McCartney all’organo fu subito accantonata. A quel punto George decise di farsi aiutare dal suo amico Eric Clapton, il quale apportò al brano quel quid pluris che lo rese definitivamente magistrale. L’ascoltatore viene coinvolto in un vortice di lirismo mai sfiorato prima d’allora dall’autore che è riuscito a  trasporre in musica la sua personalità cupa, malinconica, solitaria, raffinata e, purtroppo, spesso incompresa. L’arrivo di Clapton smorzò la tensione che si era creata durante le registrazioni del “White Album” e fu decisivo per convincere anche Lennon e McCartney che “While my guitar gently weeps” era davvero una grande canzone.

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