“By this river”

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(Breve racconto liberamente ispirato a “By this river” di Brian Eno)

“Eccoci qui

ipnotizzati da questo fiume

io e te

sotto un cielo che continua a cadere, cadere giù

continua a cadere giù

attraverso il giorno

come se fossimo in un oceano

aspettando qui

sempre senza riuscire a ricordare perché siamo venuti qui

mi domando perché siamo venuti qui

tu mi parli

come se fossi lontano

ed io rispondo

con sensazioni prese da un altro tempo

da un altro tempo…”

(Brian Eno)

 

__________________________________

 

“Perché siamo venuti qui, Brian?” – Anthea continuava a pormi questo interrogativo ed era come se la sua voce provenisse da un tempo lontano. Eravamo lì, sulla sponda di un fiume, ignari di come ci fossimo arrivati. E continuavamo a fissarlo. Eravamo come ipnotizzati dallo scorrere lento dell’acqua che sublimava ogni pensiero negativo. Eravamo la personificazione di un’ammaliante melodia. Riuscivamo a vedere le note che si muovevano lungo il fiume come barche e noi eravamo i pescatori pazienti che aspettavano di ricongiungersi con la natura.

Non riuscivo a ricordare perché fossimo andati lì. Ricordo solo che io e Anthea ci stavamo addentrando in un bosco, camminavamo mano nella mano e parlavamo dei nostri sogni, dei nostri progetti, delle nostre speranze. Lei mi guardava come la prima volta, con la stessa aria sognante di un bambino che ascolta la lettura di una favola. Il nostro primo incontro fu durante un mio concerto a Manchester, il 26 ottobre del 1977. Stavo cantando By this river quando tra il pubblico incrociai lo sguardo di una splendida donna con due grandi occhi marroni. Più li guardavo e più mi sentivo come una foglia secca che giace fragile su di un albero in autunno. Avevo paura dell’amore.

Poi mi tornò alla mente una poesia che scrissi con l’ingenuità di un adolescente…

 

“L’amore è un filo di vento

che spazza via le foglie secche.

Leggere e libere volano via

con la consapevolezza di chi ha vissuto

e con la curiosità di chi dovrà sapere.

Quelle rimaste adagiate per terra

rimpiangeranno quel vento

perché non potranno mai vedere quel posto fantastico

che noi ingenui chiamiamo cuore.”

 

…e mi lasciai trasportare da quegli occhi. Erano seducenti come le pagine di un libro antico. Al loro interno potevo leggere la storia della mia vita con lei, la storia di un amore durato tre minuti. Lei danzava sui tasti del pianoforte, fluttuava nell’aria mossa dai fiati e faceva l’amore con la mia voce poi, d’un tratto, è volata via assieme alle ultime note della mia canzone.

 

“Anthea, cosa ci è successo?”

“Questo fiume è la metafora del nostro amore, Brian. Il concerto di Manchester è la sua foce, la vita insieme il golfo in cui si è gettato morendo inesorabilmente. Nessuno può fermare il corso di un fiume”.

 

Un velo di malinconia si posò sui nostri volti segnati dal tempo. Insieme chiudemmo gli occhi e, come per incanto, riuscimmo a sentire le prime note di By this River, ancora lei, la canzone che in tre minuti aveva scritto la nostra storia d’amore. Li riaprimmo ed era lì, quello sguardo pieno di note soavi era di nuovo davanti a me, come nel lontano 1977. Era da lì che proveniva la voce di Anthea, dalla foce del fiume, lì dove ci eravamo persi per poi ritrovarci.

“Un ritorno all’origine: ecco dove siamo, Anthea. E tu mi guardi come la prima volta, con gli occhi sognanti carichi di ammirazione, quegli occhi che mi hanno fatto sentire vivo. Ed è così che mi sento adesso. Anthea riesci a sentire la mia canzone?”. Lei mi guardò con lo stesso sguardo di allora  e il mio corpo fu pervaso dal brivido della passione, lo stesso brivido che provai la prima volta che ascoltai John Cage suonare il pianoforte. In quel momento però riuscivo a sentire il mio di pianoforte e le note che aprono la mia “By this river”. Ne riscrissi il finale, o meglio, lo eliminai. Era diventata la mia canzone infinita, la foce che tiene con sé il fiume senza mai interrompere il suo corso. L’ascoltammo e facemmo l’amore come la prima volta… by this river … per sempre.

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