Primo Maggio 2012 – Il Concertone

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Un panino con la porchetta ha dato l’avvio al mio quarto concerto del Primo Maggio, bagnato e fortunato. Un impermeabile in plastica rosa – gentilmente offerto da uno sconosciuto – mi ha protetta dalla maligna pioggia. Un bicchiere di birra mi ha dissetata e mi ha accompagnata verso il mare di folla. “Andiamo sotto al palco!”. Ma sì dai, in fondo non ci sono mai stata. Ed eccomi lì, in una dimensione nuova ma non del tutto sconosciuta. La vicinanza delle transenne per me è adrenalinica: io a 30 metri dal palco, io nel mio habitat naturale. Lì dove tutto diventa bellissimo, lì dove l’oggettività viene data in pasto all’emozione e tutto sembra incredibilmente magico.

Mauro Pagani e l’Orchestra Roma Sinfonietta mi hanno completamente rapita. Con loro i classici del rock sono tornati in vita avvolti da un’aurea talmente luminosa da diventare accecante. Unica pecca: la scelta degli interpreti come Raiz per “Kashmir” dei Led Zeppelin e Samuel dei Subsonica per “Heroes” di Bowie.

Ovazione per Manuel Agnelli che continua a detenere lo scettro di cantante italiano più carismatico e magnetico. Una voce eclettica che fa l’amore con tutte le canzoni, un’interpretazione carica di pathos e una presenza scenica – assolutamente semplice e minimalista – senza pari. Se ne sta lì fermo, tutto vestito di nero, come se non volesse attirare l’attenzione, eppure i miei occhi sono puntati solo su di lui e le mie orecchie solo sulla sua voce.

Non si può dire lo stesso di Caparezza, la cui oggettiva presenza scenica non è affatto minimalista. E’ un animale da palcoscenico, uno showman che sa bene come conquistare il pubblico e fomentare la folla impazzita. E’ lui il Re di questo Primo Maggio, con la sua formula perfetta fatta di rime baciate, timbri vocali eterogenei, costumi eccentrici, band teatrale, energia e capelli, tanti capelli. Ascoltare  “Vieni a ballare in Puglia” poi è sempre un enorme piacere.

Pur risultando impopolare, non ho mai nascosto il mio mancato apprezzamento per i Subsonica e per Samuel in particolare. Sarà che per me il timbro e l’estensione vocali sono fondamentali, sarà che non mi piace l’elettronica, ma la band non è mai riuscita a farmi cambiare opinione, nemmeno durante i live. Ieri poi hanno deluso un po’ tutti. Tra stonature e pubblico poco partecipante, i Subsonica hanno (fortunatamente) cantato la piccola parte di repertorio che preferisco. “Nuova Ossessione” resta una gran canzone.

Una bella scoperta sono stati i Nobraino, una band originale e lontana dal mainstream. Geniale è stata la trovata del cantante di rasarsi i capelli durante l’esibizione. Anche nel loro caso la presenza scenica conta molto, ma non è la loro unica qualità. Li terrò d’occhio. Una conferma invece Il Teatro degli Orrori con un Capovilla più partigiano che mai.

Cosa desiderare di più da un concerto che si conclude con una delle mie canzoni preferite di una delle mie band preferite? “Hey Jude” dei Beatles suonata dall’Orchestra Roma Sinfonietta ha chiuso in bellezza l’evento.

Ma manca qualcuno o sbaglio? Ma certo, gli Afterhours! Avevo appena conquistato la terza fila per godermi al meglio l’Agnellone & Co. e invece… nulla. A quanto pare la loro esibizione è stata tagliata per evitare uno sforamento di tempo. La profonda delusione era palpabile nelle prime file e, nonostante il coro unanime al grido di “Vogliamo gli Afterhours!”, la band non è salita sul palco. L’interpretazione di “Karma Police” di Manuel Agnelli però resterà nel cuore.

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