Archivio mensile:aprile 2012

Rezophonic live per l’Earth Day

Standard

Un megaconcerto per il Pianeta a Napoli per celebrare l’Earth Day, giornata mondiale della Terra.  Stasera 22 aprile 2012, alle 21 sul palco del Palapartenope, salirà Serena Dandini per presentare una maratona musicale animata dal supergruppo Rezophonic e trasmessa in diretta streaming su www.repubblica.it.

La musica può toccare le corde più profonde dell’anima, quelle celate dai tentacoli della superficialità che uccidono l’essenza, quella pura e melodica. Può anche andare oltre l’intrattenimento e diventare un vero e proprio progetto umanitario. È il caso di Rezophonic (www.rezophonic.com), una proposta discografica che riunisce i grandi nomi della scena rock alternativa italiana con l’obiettivo di “offrire da bere a chi ha veramente sete”. L’iniziativa è di Mario Riso,  storico batterista nel panorama rock italiano e socio fondatore del canale satellitare Rock Tv (Sky canale 718).

Seguo i Rezophonic sin dai loro esordi. Li ho conosciuti, intervistati, recensiti e pubblicizzati in tutti i miei spazi online. Di seguito segnalo i link:

Gibson, Les Paul, Fender: i padri della chitarra elettrica

Standard

Ho sempre invidiato i chitarristi: ho sempre desiderato spaccare una chitarra in testa a qualcuno e col pianoforte non puoi farlo!” (Elton John).

Impossibile biasimare Elton. Iconica infatti è l’immagine del rocker che, lunghi capelli al vento e sguardo impetuoso, frantuma violentemente la sua chitarra elettrica quasi a voler distruggere metaforicamente ciò che ama con tutto se stesso, la sua linfa vitale. Un esempio eclatante  è quello di Jimi Hendrix che, al Monterey International Pop Festival (1967), diede fuoco alla sua Fender Stratocaster con del liquido per accendini e la distrusse contro palco ed amplificatori in una catarsi di feedbacks lancinanti. “La volta in cui ho bruciato la mia chitarra fu come un sacrificio. Si sacrificano le cose che si amano. Io amo la mia chitarra” (Jimi Hendrix).

Utilizzando un metodo cronologico inverso, passiamo dalla “distruzione” della chitarra elettrica alla sua creazione.  Il passaggio dalla chitarra classica a quella elettrica avviene infatti attorno agli anni Trenta del secolo scorso, quando si comincia ad avvertire l’esigenza di creare uno strumento in grado di suonare insieme agli altri senza esserne sovrastato dal volume di suono. Se la chitarra classica rappresenta il sinuoso corpo femminile, le forme rigide e squadrate della chitarra elettrica diventano la metafora dell’emancipazione della donna, l’“amplificatore” degli orizzonti del mondo.
A chi attribuire il merito di questa invenzione che ha rivoluzionato il mondo della musica? Le prime chitarre elettriche furono commercializzate dalla Gibson Guitar Corporation negli anni Trenta, con la produzione della ES 150.  La Gibson produsse, e tuttora produce, molti altri modelli di chitarra: i più famosi sono la SG, la Flying V e l’Explorer, tutti utilizzati da chitarristi del calibro di Jimmy Page Frank Zappa.  Nel 1947 nasce la principale concorrente della Gibson, la Fender che riesce ad imporsi sul mercato degli strumenti musicali nel 1954 con la creazione della Stratocaster, inconfondibile per la versatilità sonora e vera icona del Rock ‘n’roll. È la chitarra utilizzata da Jimi Hendrix in “Third Stone from the Sun” e da David Gilmour in “Shine on you crazy diamond”.  Il 1957 è l’anno della Gibson Les Paul, la risposta alle solid body di Leo Fender, nata dalla collaborazione tra Gibson e Les Paul, grande chitarrista jazz ed inventore. Memorabile l’immagine di questa chitarra tra le mani di Jimmy Page nell’energica “Rock and Roll”.
Tuttavia, non si può scrivere la storia della chitarra elettrica senza citare l’amplificatore, sua appendice naturale. Modelli come il VOX AC 30 (usato anche dai Beatles) sono entrati nella storia, ma il mito è arrivato con Jim Marshall. Il primo a portare l’amplificatore sul palco fu ancora lui, Jimi Hendrix.
Grazie Orville GibsonLeo FenderLes Paul e Jim Marshall: tutti i chitarristi elettrici, la stessa musica, i fanatici del rock e noi tutti amanti della chitarra vi dobbiamo molto!
(Pubblicato su Eclipse Magazine)

“Purple Haze” – Jimi Hendrix

Standard
Una batteria che preannuncia l’incombenza di un pericolo, di una forza misteriosa ma al contempo intrigante; una chitarra che suggella l’oscura previsione narrando le gesta di una foschia color porpora che, seppur effimera, avvolge con fermezza la mente di un uomo (“Purple Haze all around, don’t know if  I’m comin’ up or down…”); una voce che irrompe nell’incanto generato dalla fantasia chiedendo paradossalmente aiuto (“Help me, help me!”), nonostante stia vivendo un momento di distacco dal reale in totale estasi (“ ‘Scuse me while I kiss the sky ”). È una voce eclettica: black, profonda, prepotente, blues. È quella di Jimi Hendrix nella sua straordinaria ed inimitabile interpretazione di “Purple Haze”, brano nato dall’estro creativo del leggendario profeta del rock il 26 dicembre del 1966. Pare che, il giorno precedente alla stesura del testo, Hendrix sognò di essere sott’acqua avvolto da una foschia color porpora che gli fece perdere l’orientamento, fino a quando arrivò Gesù a salvarlo. Il titolo iniziale fu infatti “Purple Haze Jesus Saves”, poi convertito nel definitivo “Purple Haze”. Un nome che rimanda chiaramente alle droghe ma, nonostante la “haze” sia una particolare variante di cannabis, nel testo non ci sono riferimenti espliciti. Anche se, molto probabilmente l’ispirazione non nacque da un sogno, bensì da un’allucinazione generata dall’uso di stupefacenti. Se è vero ciò che scrisse il poeta e drammaturgo Shakespeare, ovvero che “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, quello di Hendrix era composto da una magica essenza che ha generato un successo senza pari, pilastro dell’acid rock e del rock psichedelico. Nessuno meglio di Jimi ha infatti incarnato la spericolata rincorsa creativa degli “anni sessanta” e rappresentato l’ebbrezza giovanile dell’epoca. Classificata al primo posto delle 100 canzoni con i migliori riff di chitarra dal mensile inglese “Q”, “Purple Haze” è il brano che ha ispirato John Frusciante nella composizione di “Dani California” dei Red Hot Chili Peppers. Inoltre è stata utilizzata nel 2004 per uno spot comparativo della Pepsi Cola, in cui compariva un Jimi Hendrix bambino indeciso tra un distributore di Coca Cola e uno di Pepsi. È proprio il trascinante e psichedelico suono della chitarra che lo aiuterà a scegliere l’una invece che l’altra: la Coca Cola, accompagnata dal riff di “Purple Haze” suonato con la fisarmonica, sarà miseramente sconfitta.
(Pubblicato su Eclipse Magazine)