Madame Bovary c’est moi!

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Quando la realtà non è all’altezza delle aspettative si tende ad evadere, a privilegiare l’illusione. Emma Bovary – delusa nelle sue aspettative, continuamente insoddisfatta e desiderosa di realizzare le sue ambizioni – è incapace di accettare la realtà. Ostinata fino alla fine ad inseguire e a cercare di realizzare i suoi sogni, Emma attribuisce all’ambiente in cui vive la sua insoddisfazione dovuta invece solo alla mancanza di contatto fra illusione e realtà. Madame Bovary c’est moi!  Sono un’insoddisfatta cronica. E non sono di certo originale in questo! Ludwig Borne diceva che la maggior parte della gente è scontenta, perché pochi sanno che la distanza fra uno e niente è più grande che fra uno e mille. Sicuramente io non sono una dei “pochi” che lo sanno.

Potrei immedesimarmi in un romanzo (“Madame Bovary” di Flaubert, appunto) o in una canzone (“I can’t get no satisfaction” dei Rolling Stones) o in una persona che soffre di disturbo bipolare. Ho appena letto che, nelle forme attenuate, di solito l’evoluzione è verso una forma di insoddisfazione cronica, in cui dominano la noia, la delusione, la mancanza di motivazione e la difficoltà nel costruire rapporti stabili.

E’ come se avessi barattato il mio senso dell’umorismo e il mio cinismo con un pessimismo schopenhaueriano. Il filosofo disfattista sosteneva che i bisogni rimandano sempre a nuovi bisogni in una catena infinita la cui chiave è la perenne insoddisfazione. «Nel nostro volere in generale sta la nostra disgrazia». Cosa vogliamo, poco importa: il nostro volere non ha mai soddisfazione, altrimenti porrebbe fine a se stesso. Non cessiamo mai di volere e la vita è eterno soffrire. Il raggiungere qualcosa di desiderato coincide con l’accorgersi che esso non valeva la pena di tanto sforzo: il valore prospettato è sempre infinitamente maggiore di quello effettivo. Noi viviamo sempre aspettando qualcosa di più, di meglio, e il presente è sempre accolto come un qualcosa di provvisorio, un nulla, un mezzo per un futuro migliore. Il presente è o l’insoddisfazione del bisogno ancora da soddisfare o quella del bisogno appena soddisfatto. Onde i più, quando si guardano indietro, si accorgono di aver sempre vissuto provvisoriamente, e quella somma di tanti presenti insoddisfatti è la loro vita.

“Che tristezza!” – starete pensando e magari starete anche preparando il cappio da mettere al vostro collo. Ebbene sì, non riesco a rendere questo post meno deprimente di così. Tranquilli, è tutta colpa della sindrome premestruale! Questo mio flusso di coscienza infatti somiglia sempre più al flusso mestruale. Lo so che è una similitudine riluttante e anche un po’ splatter, ma rende perfettamente l’idea.  Nel frattempo però ho messo il pollo in forno, l’ho insaporito con tante spezie profumate e ho deciso che il mio unico desiderio di oggi sarà lui… perlomeno il mio palato e il mio stomaco saranno soddisfatti. Per l’anima, invece, c’è ancora molto da lavorare.

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