Essere artista in Italia

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Ho letto un’interessante intervista condotta dal direttore di XL, Luca Valtorta, a Manuel Agnelli in occasione dell’uscita del disco Padania. L’Agnellone mon amour è riuscito – come sempre – ad aprire la mia mente. Oltre ad essere dotato della voce italiana più bella in assoluto, Manuel è avvolto da un’aurea di mistero che lo rende affascinante e impenetrabile. Ho conosciuto gli Afterhours molto tardi, solo nel 2007, durante il primo anno di università. Poi li ho visti live al Primo Maggio e mi si è aperto un mondo nuovo, un universo sorretto da musica di grande qualità. Potrei ascoltare le loro canzoni un’infinità di volte senza mai stancarmene… Ma torniamo all’intervista. L’Agnelli pensiero colpisce ancora:

In tutti i paesi del mondo i musicisti sono considerati intellettuali, ma in questo Paese – chissà perché – la parola intellettuale fa paura, la parola cultura fa paura, la parola arte fa paura; nessuno è artista, mi raccomando, dobbiamo essere modesti… Ma è ipocrisia pensare a un artista modesto. L’artista è l’antitesi della modestia. L’artista è quello che deve esprimere la grandezza interiore che ha, se ce l’ha, nella maniera più potente e più completa possibile, per cui basta con questa retorica del cazzo! Gli artisti sono artisti e hanno il diritto di essere chiamati intellettuali perché lavorano con il proprio universo interiore, con la testa, con le idee, con la sensibilità e hanno il diritto di dire la loro opinione come qualsiasi altro cittadino. Noi non vogliamo dire come cambiare le cose ma raccontare un mondo interiore che è quello che non si racconta al telegiornale, alla radio. Non abbiamo slogan, non facciamo canzoni con “chi non salta è”. Facciamo informazione perché la musica è informazione: su come si sentono le persone rispetto al mondo che le circonda. Questa è una cosa che sui giornali, in televisione, non passa. E così la gente finisce col ripetere che la musica deve essere solo intrattenimento. Ma non è così, noi non siamo così. (…) Chi ci segue lo fa per quello che siamo: stronzi, figli di puttana, arroganti forse, ma questo è quello che siamo.

Sul suo essere un Artista con A maiuscola, io non nutro alcun dubbio. Per me un artista è una persona empatica, una che assorbe tutto ciò che di buono e di cattivo la vita ha da offrirle trasformandolo in una forma d’arte fruibile al pubblico. Un Artista è paragonabile al nostro apparato digerente: accoglie tutto ciò che riceve senza distinzione per poi effettuare una selezione intelligente e costruttiva. La merda va da una parte, il buono dall’altra. L’uno però è complementare all’altro. Senza la merda il corpo umano non funzionerebbe; lo stesso si può dire di un artista. Non a caso, la maggior parte di loro, produce di più e meglio in circostanze difficili perché pare che sia proprio dalla tristezza e dalla depressione che nasca la creatività. Lo diceva anche Einstein: la creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. Ecco perché solo l’arte e la cultura possono salvarci dal dolore e possono risollevare le sorti di questa società alla deriva. In questo modo gli artisti diventano una sorta di supereroi, un po’ come il grande V. di V per Vendetta. Questa è una delle cose in cui credo di più ed è una delle ragioni per cui sono molto affascinata dagli artisti. Di certo, stare accanto a loro non è un’impresa semplice… al primo posto ci sarà sempre l’arte, mai l’amore. Però ho avuto la fortuna di parlare con qualcuno di loro e posso assicurarvi che ogni dialogo non si è mai rivelato sterile o fine a se stesso. Mi sono sempre sentita arricchita di un qualcosa ogni volta, come se avessi letto un libro o guardato un documentario o ascoltato un disco. A volte pare che sfiorino la pazzia, che dicano cose insensate e invece riescono a rendere terribilmente affascinante e credibile persino il nonsense (come Nanni Moretti). Perché? Perché loro credono fermamente in quello che dicono, che scrivono, che dipingono, che suonano… e questo, purtroppo, viene spesso scambiato per arroganza. Il discorso di Manuel Agnelli non fa un piega. Il nostro Paese ha ancora paura della cultura e dell’arte, proprio come ai tempi del fascismo. Gli artisti sono sempre meno tutelati e sentono sempre più forte la volontà di affermare il loro pensiero. Sono in molti oggi a tentare di far conoscere al resto del mondo il loro progetto e lo fanno spesso nell’indifferenza quasi totale della maggioranza dei media.

Miss P. confida in loro.

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Una risposta »

  1. L’Artista dev’essere un po’ stronzo (e Manuel Agnelli sa benissimo come fare, tipo non suonando live il pezzone che tutti vogliono per un paio di anni), non dev’essere lui ad inseguire il gusto popolare ma viceversa. Mentre oggi, a tutti i livelli, ci troviamo di fronte solo personaggi ammiccanti. Io rivoglio gli stronzi.

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