“Revolver” – The Beatles

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Nel 1966, quattro musicisti di Liverpool decidono di intraprendere un viaggio alla ricerca di nuove ispirazioni e nuove melodie. Così come Colombo scoprì l’America, i Beatles approdano su un’isola segreta. La chiamano “Revolver” perché dotata di una forza sorprendente in grado di trafiggere il cuore. E’ qui che i quattro giovani inglesi compiranno la rivoluzione della musica popolare: creare musiche non riproducibili in natura, frutto della creatività di studio. Navigano per due mesi e mezzo controcorrente: mentre il movimento hippy fatto di fiori e colori prendeva piede, i Beatles scelgono il bianco e nero per la copertina del loro dodicesimo album.

George Harrison, il più giovane e introverso dei quattro decide di cavalcare l’onda selvaggia e lancia un’invettiva contro il governo. L’eloquente titolo della canzone è “Taxman” e la sua violenza lascia presagire il cambiamento e la maturità di quei ragazzi che, fino a qualche mese prima, canticchiavano una semplice “She loves you”. Un livello di maturità che cresce e si concretizza nel testo quasi romanzesco di “Eleanor Rigby”, interpretata da un più riflessivo e profondo McCartney. E’ la canzone-emblema della copertina del disco: il più oscuro e doloroso, praticamente in bianco e nero. Sdraiato su di un’amaca al sole c’è invece John Lennon completamente immerso in uno dei suoi viaggi lisergici. Canta “I’m only sleeping” in un totale stato di distacco dal reale, accompagnato dalla chitarra rovesciata di Harrison. In questo ingegnoso brano sperimentale il suono prende il soppravvento e invade le parole.

L’isola Revolver ha anche un retrogusto indiano. Lo si assapora in particolar modo con “Love you to” dominato dal sitar di George Harrison. Con la dolce “Here, there and everywhere”, Paul abbandona momentaneamente l’influenza orientale per dare spazio al romanticismo che spesso prende forma nelle classiche ballad beatlesiane. Nella testa di McCartney però c’è anche posto per i bambini. “Yellow Submarine” nacque infatti come canzone per i più piccini ma durante le registrazioni divenne qualcosa di molto più grande. Un vero e proprio evento che coinvolgeva amici, parenti e conoscenti dei Beatles. Approdano tutti sull’isola Revolver suonando strumenti e oggetti vari con i quali creano un universo di effetti sonori e di immaginazione.

Dopo questa divertente parentesi, Lennon decide di rifugiarsi ancora nell’LSD forse spinto dal suo amico Timothy Lear forse mosso dal desiderio di staccarsi dal caos che lo circondava. Così, in “She said She said” racconta di un viaggio lisergico andato male e lo fa attraverso citazioni e dialoghi scanditi dall’andamento melodico. La delusione del viaggio presto cede il posto alla gioia di Paul sprigionata in “Good Day Sunshine” e alla vitalità di “And your bird can sing” firmata da Lennon. L’atmosfera festosa però ha vita breve. Un cuore frantumato in mille pezzi diventa presto il protagonista dell’isola Revolver in un momento di intenso dolore. Paul McCartney canta la fine di un amore con un testo maturo e letterario intriso di una melodia dolce e filante.

Intanto Lennon prendeva spunto da situazioni reali e fatti realmente accaduti per la stesura di “Doctor Robert”, che descrive il prototipo di medico americano disposto a fornire pillole a più non posso ai suoi clienti pur di accontentarli. Ritorna vivo il profumo d’India sull’isola Revolver. In “I want to tell you”, George Harrison evidenzia la contraddizione fra le cose da dire e la maniera di manifestarle facendo riaffiorare elementi della filosofia indiana che in lui era già diventata un tratto culturalmente e musicalmente distintivo. Dopo le pene d’amore, McCartney si lancia nella composizione di un brano particolarmente complesso dall’impronta jazz che prende il nome di “Got to get you into my life”. Messo da parte il momento di gloria dei fiati soul, arriva il gran finale. Come in un libro, il finale di un disco è il momento più atteso e probabilmente il più importante. I Beatles questo lo sapevano bene perciò, non a caso, scelsero “Tomorrow never knows” come chiusura di Revolver. Costruito su un solo accordo, è il brano più innovativo e sorprendente di quegli anni. La straordinaria innovazione sta nella dimensione orizzontale. Il pezzo è concepito come una stratificazione di livelli: c’è un piano base su cui si sovrappongono altri effetti in un procedimento che potrebbe essere infinito L’ispirazione arriva a Lennon con la lettura di “The Psychedelic Experience”, scritto dal guru Timothy Leary e dallo psicologo Richard Alpert. La canzone psichedelica riesce ad offrire all’ascoltatore l’idea di una vera e propria esperienza con la droga. Ci si arrende all’idea del vuoto assoluto lasciando che i pensieri fluiscano liberi e scintillanti in una dimensione parallela. L’alterazione della mente e il viaggio lisergico è  insieme sintesi e conclusione di un disco che ha cambiato il volto della musica mondiale. Con “Revolver” la creatività innovativa dei Beatles, sempre contraddistinta da un apparente velo di semplicità, è stata definitivamente consacrata.

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