Lui, lei e l’altra: Bob Dylan, Joan Baez e Sara Lownds

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Oltre undici minuti di celebrazione della donna come opera d’arte, come immagine divina, come fonte di eterna bellezza e puro incanto: è Sad-Eyed Lady of the Lowlands, la canzone che occupa l’intero quarto lato dell’edizione in vinile di “Blonde on Blonde” (1966) di Bob Dylan. Nel primo doppio album della storia del rock, Dylan racconta il più intimo dei suoi sogni scegliendo la strada dell’ermetismo e del simbolismo. Le scelte linguistiche rispecchiano l’intenzione di fondere la lingua cantata con l’accompagnamento, sullo stesso piano della narrazione delle vicende. Molto si ipotizzò circa l’identità della donna descritta nella canzone, ma ben presto i dubbi iniziarono a svanire. La struggente serenata folk è dedicata alla moglie Sara; Dylan gioca con il cognome di lei e lo trasforma da Lownds a Lowlands, che in inglese significa terre basse, pianure. Sara aveva un sapore zingaresco, sembrava saggia oltre i suoi anni e la sua abilità nel sopprimere la sua personalità era descritta come un aspetto rassicurante per Bob. E’ la ragazza dagli occhi tristi che, come l’“oscura signora” di Shakespeare, diventa fonte d’ispirazione misteriosa. E’ una donna imprevedibilmente forte tanto quanto prevedibilmente debole, innocente ma corrotta allo stesso tempo. La disarmante genialità di Dylan in questo brano sta nell’aver introdotto metafore e allusioni nel rock (bocca di mercurio, occhi come fumo, carne come seta, viso come vetro, ecc.) e nell’aver reso il testo meno macchinoso adattandolo ad un arrangiamento aggraziato, delicato e sognante. Richard Goldstein, nel suo libro “The Poetry of Rock”, scrisse: “Sad-eyed lady è una delle canzoni in cui Dylan è più dimentico di se stesso… la più commovente canzone d’amore del rock. La sua signora dagli occhi tristi è la ragazza di ognuno e proprio di questa ragazza di ognuno canta la canzone d’amore…”. La voce di Dylan scivola delicatamente sulle note della chitarra e dell’armonica, come fa una sottoveste di seta sulla pelle di una donna, ma lascia un segno indelebile sulle corde dell’anima. Riuscire a rendere universale un sentimento tanto puro quanto eterogeneo: è questo l’obiettivo raggiunto da Bob quella proficua notte trascorsa nella stanza 211 del Chelsea Hotel di New York. Qui fu scritta la maggior parte della canzone, poi ripresa durante le sessioni di registrazione per l’album “Blonde on Blonde” a Nashville. Bob passò gran parte della prima seduta di registrazione, avvenuta il 15 febbraio del 1966, a completare la stesura di “Sad-eyed Lady of the Lowlands” in solitaria e in una stanza separata dai musicisti. Quando Dylan, nel cuore della notte, convocò i suoi compagni d’avventura per registrarla, nessuno sapeva che si trattava di un brano di oltre 11 minuti. Il batterista Kenny Buttrey ricorda che tutti continuarono a suonare come sospesi in una dimensione surreale, preparandosi dopo ogni strofa ad un finale che sembrava non giungere mai perché Bob continuava ad aggiungerne di nuove mentre cantava. Il brano venne ultimato al primo tentativo, in una sola unica registrazione. Nonostante la lunga carriera concertistica di Bob Dylan, questo brano non fu mai eseguito dal vivo, o meglio, non fu mai interpretato dal suo autore. Qualcuno molto vicino al Tambourine Man un giorno salì sul palco ed intonò proprio “Sad-Eyed Lady of the Lowlands” dedicandola a Sara. Si tratta di Joan Baez, regina del folk nonché il grande amore che Dylan ha lasciato dopo aver incontrato la sua musa ispiratrice, la donna col “viso da santa e l’anima di spettro”, Sara. Quella stessa donna dagli occhi tristi per la quale il menestrello di Duluth era disposto ad aspettare con spirito paziente ma al contempo combattivo. Nel ritornello la voce tocca note più alte quando intona “My warehouse eyes, my Arabian drums”, quasi a voler mettere a nudo la propria anima dinnanzi alla disarmante bellezza della donna, e poi ritorna bassa e suadente con “Should I leave them by your gate, or, sad-eyed lady, should I wait?”, a sottolineare la volontà di rendere quegli occhi e quell’anima meno infelici. Vuole farlo nella maniera a lui più congeniale: con una serenata ed un caldo e sognante suono di armonica che lo condurrà lì “where the sad-eyed prophet says that no man comes” (“dove il profeta dagli occhi tristi dice che nessun uomo giunge”) volando in alto sulle terre basse, lì dove la “sad-eyed lady of the lowlands” tornerà a sorridere…

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