Archivio mensile:gennaio 2012

Una venusiana e un marziano

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Tutto ebbe inizio con le parole pronunciate dalla maestra Carmela: “Oggi scriverete un tema di fantascienza basato sui pianeti che abbiamo studiato quest’anno. Dovete attenervi alle reali caratteristiche dei pianeti che andrete ad inserire nel vostro racconto di fantasia. Buona lavoro!”. Avevo 9 anni e l’italiano era una delle mie materie preferite. Scrissi di getto il mio racconto, come se l’avessi già in testa da tempo. Era basato su un amore impossibile tra un’abitante di Venere (pianeta estremamente caldo) ed un marziano (le temperature di Marte sono simili a quelle della Terra), in pieno stile shakespeariano. I due si incontravano a metà strada, viaggiando a bordo delle loro navicelle spaziali tra una galassia e l’altra. L’uno però non poteva entrare nel mondo dell’altro… Non ricordo come finiva la storia, di certo so che non scelsi un lieto fine (quando una nasce cinica!).

Per la prima volta nella mia vita mi innamorai di ciò che scrissi, delle parole che vennero fuori dalla mia penna stilo blu (C’è chi giudica erroneo questo tipo di fenomeno, io invece sono del parere che uno scrittore debba amare follemente ciò che crea, deve fare l’amore con le sue parole… una sorta di autoerotismo insomma!). Fu in quell’esatto momento che mi si accese la lampadina: scrivere sarebbe diventato il mio mestiere. Avrei fatto la scrittrice o la giornalista, uno o l’altra era indifferente: dovevo scrivere (in realtà volevo diventare anche presentatrice…). Con quella lampadina accesa consumai parecchia energia elettrica. A pagare le mie bollette fu la mia maestra che, il giorno della consegna dei temi, mi disse: “Il tuo racconto è brillante. Devi fare il liceo classico e studiare per diventare una scrittrice”. E’ ciò che avrebbe voluto fare anche lei ma, è chiaro, “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”.

La mia mente si aprì durante quel giorno di scuola. E non solo perché stavo già sviluppando le mie ambizioni, ma anche perché avevo già capito che gli uomini e le donne vivono su due pianeti completamente diversi. Eppure si attraggono talmente tanto che provano ad abbattere le distanze, invano. 

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Una vita da Groupie tra sesso, droga e rock’n’roll

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Ho incontrato la vera Penny Lane la settimana prima d’iniziare le riprese. Lei aveva questa luce negli occhi, questo fascino immutato, e poteva essere accusata di tutto tranne che di essere una donnaccia. Amava il rock più della sua vita ed era una delle principali ragioni per le quali aveva fatto certe scelte. Le groupies avevano sia il look che l’energia per farlo e volevano essere parte di qualcosa di grande come il rock.” (Kate Hudson, l’attrice premio Oscar che ha interpretato la groupie Penny Lane nel film “Quasi Famosi”)

Groupies, drugs and rock’n’roll: la testimonianza del road manager dei Led Zeppelin

 Nella prima componente della nota triade “sex, drugs and rock’n’roll” è contenuto un elemento imprescindibile: l’affascinante e scabroso personaggio della “Groupie”. Il termine deriva dalla parola “group” (gruppo musicale) e sta a designare le ragazze che, a partire dagli anni ’60, accompagnavano le rockstar nei loro tour assecondandone con entusiasmo la vita sregolata e le perversioni sessuali e divenendo quindi vere e proprie componenti del loro entourage. Le “reginette del backstage” amavano talmente tanto il rock e le band al punto da essere disposte a tutto pur di entrare a far parte della loro vita spericolata. Inevitabili erano i pregiudizi dei più sullo stile di vita delle groupies: spesso venivano erroneamente etichettate come “prostitute”, quando in realtà si concedevano ai loro idoli musicali per pura e semplice attrazione e/o infatuazione senza però mai chiedere nulla in cambio. A tal proposito lo storico road manager dei Led Zeppelin, Richard Cole, dichiarò: “Non ho mai conosciuto un solo musicista britannico che abbia rifiutato di farsi una di quelle groupies. Anche perché quelle ragazze non erano delle prostitute. Tante volte le loro prestazioni mi hanno aiutato nel mio lavoro, perché in fondo loro si prendevano cura di ragazzi che stavano mesi lontano da casa, e gli regalavano sesso e affetto senza chiedere niente in cambio”. Ed è proprio ai Led Zeppelin che viene spesso associato il fenomeno delle groupies. Molti giornalisti si sono soffermati sull’aspetto “erotico” della band, raccontando tutto ciò che accadeva nel backstage dei loro concerti. Testimone diretto fu sempre Cole che raccontò: “I tour stavano diventando delle vere e proprie orge. Le groupies erano disposte a soddisfare ogni perversione sessuale della band. Molte di loro accettavano di farsi penetrare con delle bottiglie di champagne, che a noi non mancavano mai visto che passavamo il tempo a bere e fare sesso. C’era poi una groupie, soprannominata “Dog Act”, che accettò di avere un rapporto sessuale con il mio cane danese”.


Pamela Des Barres: una vita da groupie

 Le groupies divennero presto un fenomeno sociale grazie alla fama che raggiunsero alcune di esse, in particolare Pamela Des Barres, soprannominata “Miss Pamela”. Lei è stata la prima, la più famosa (insieme alla sua amica Cynthia Plastercaster che produceva calchi di gesso del pene delle sue conquiste) e, probabilmente, anche la più precoce groupie di tutti i tempi: “Avevo 13 anni ed ero una fanatica di Elvis quando una band locale, i Rainbow Rockers hanno iniziato a provare proprio vicino a casa mia. Vederli suonare dal vivo è stata una folgorazione. Ho ricevuto il mio primo bacio dal chitarrista di quel gruppo”. Dopo Jim Morrison nessuno l’ha più fermata: da Noel Redding (bassista di Jimi Hendrix) a Keith Moon (batterista degli Who), da Jimmy Page a Mick Jagger. Con il membro più sensibile e romantico dei Led Zeppelin, l’allora diciottenne Miss Pamela ebbe una torbida relazione durata due anni. Di lui racconterà:“Era diverso dagli altri, era timido, quasi femmineo, molto romantico. L’ho amato davvero tanto e anche lui si comportava come se fosse innamorato di me. Poi ho scoperto che a tutte le ragazze raccontava le stesse storie. Mi diceva che mi avrebbe portato a Pangbourne, il paese dell’Inghilterra in cui viveva, e che avremmo guardato i pavoni dalla finestra del suo giardino. Peccato che lo dicesse a tutte”. A 25 anni ha sposato Michael Des Barres, leader del gruppo glam rock Silverhead. Sono stati insieme per 14 anni: “A mio marito sono sempre stata fedele. Ma anche a tutti gli altri miei ragazzi. Potrebbe sembrare che io sia stata promiscua ma non lo ero. Non ho mai fatto cose a tre o partecipato a orge. Ho preso molte droghe, quello sì. Se tornassi indietro ne prenderei di meno così adesso avrei più memoria delle esperienze che ho vissuto” (Tratto dalla sua autobiografia “Io sto con la band – Confessioni di una groupie”, Castelvecchi, prefazione di Dave Navarro).

La groupie come fenomeno sociale

 A dispetto della loro immagine apparentemente superficiale nella vita dei musicisti, non così di rado è successo che delle groupies si siano sposate con le rockstars in questione. È accaduto ai Bee Gees,AerosmithDavid Bowie (sposatosi con Angie, ragazzina che per due anni seguì i suoi concerti) ed Eric Clapton (sposatosi invece con Layla, groupie in carriera). Non c’è stata quindi rock band senza groupies. Amare incondizionatamente la musica e, di conseguenza, la propria band preferita al punto da concedersi senza remore è possibile o meglio, è stato possibile negli anni in cui si lottava per la libertà sessuale al grido del motto: “Make love not war”. Essere una groupie era un vero e proprio stile di vita. Biasimabile o meno, si è trattato pur sempre di una forma d’amore, forse estrema, forse pericolosa, forse perversa, ma pur sempre di una forma d’amore. Esistono ancora oggi le groupies? È davvero difficile che al giorno d’oggi una groupie col coraggio di ufficializzare questa sua realtà, venga accettata pienamente e ben vista dalla società, soprattutto dalle altre donne. Di certo è che tutte queste disinibite ragazze sono riuscite a lasciare un segno indelebile sulle pagine del libro del rock.

Per approfondire la conoscenza dell’affascinante “fenomeno groupie”, consigliamo la visione del sopracitato film Quasi famosi” (2000) di Cameron Crowe, che vinse il premio Oscar per la migliore sceneggiatura e che rappresenta al meglio il crudo e complesso mondo del rock negli anni Settanta. Numerose sono invece le canzoni che le rockstar hanno dedicato alle loro fedeli groupies: tra le tante ricordiamo “Summer ‘68” dei Pink Floyd“Crew Slut” di Frank Zappa“Star Star (Starfucker)” dei Rolling Stones“Living Lovin Maid (She’s just a woman)” dei Led Zeppelin“Plaster Caster” dei Kiss e “Penny Lane”dei Beatles.

http://www.eclipse-magazine.it/cultura/musica/deep-rock/una-vita-da-groupie-tra-sesso-droga-e-rocknroll.html

La genesi del blog

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Sono sempre stata scettica e diffidente nei confronti dei blog. L’idea di mettere nero su bianco i miei pensieri, le mie critiche musicali, le mie passioni, le mie turbe psichiche, i miei momenti di follia, i miei aforismi e il mio sarcasmo, rendendoli merce libera su piazza, mi ha sempre fatto storcere il naso. Ma… solo gli ignoranti non cambiano idea, no? Ed eccomi qui, lunatica più che mai, che mi affido a questo strumento satanico per nutrire il mio fisiologico bisogno di scrivere in totale libertà. Tempo fa seguii una conferenza per il MarteLive 2011 e uno degli ospiti era l’attore Antonio Villani. Sono rimasta colpita da una sua dichiarazione: “Recitare per me è un’esigenza biologica. Quando non lo faccio sto male. Io sento il bisogno fisico di farlo e quando sono sul palco o sul un set mi sento vivo”. E’ quello che provo io quando scrivo, quando sono ad un concerto rock o quando incontro un musicista. Così mi autodefinisco la groupie delle parole perché amo la musica, perché amo scrivere, perché mi affascina il fenomeno groupie e, applicando il loro esempio alla scrittura, faccio l’amore con le parole provando a trasformare un semplice amplesso in una psichedelica arte. La mia testa ha preso il volo verso orizzonti fatti di note musicali che tagliano un cielo che pare uno spartito. Le nuvole spesso m’impediscono di leggerlo ma, appena il sole ricomincia a brillare, le mie mani eseguono una sublime melodia… e la words’ groupie viene fuori.