“I’m gonna give you every inch of my love”. L’amore con Jimmy Page, il sadico romantico

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Il concerto dei Led Zeppelin del 1969 fu un evento ineguagliabile nella storia della musica. Suonarono più a lungo e con più energia di ogni altra band prima di allora, stravolgendo del tutto il concetto di concerto rock. Si dimenavano come dervisci, producendo così tanti suoni che l’aria era carica di metallo. […] Dal momento in cui Jimmy infilò il suo culetto rivestito di velluto sul sedile della limousine, proprio accanto a me, fino a quando lo sportello rimase aperto davanti all’ingresso del Thee Experience, tubammo e ridacchiammo come colombe in calore. […] Mi mise qualcosa in mano, era un anello d’argento con venti piccoli turchesi incastonati sopra. Mi domandai se stavo per fare coppia fissa con il miglior chitarrista del mondo. Aveva sempre i riccioli neri in disordine, li arruffava e li gonfiava intorno a quel viso perfetto. Indossava velluto verde smeraldo e chiffon bianco, calzini sottili, e sul risvolto della giacca aveva la più bella delle spille. Non vedevo l’ora di tornare in albergo e togliergli tutto. Ci siamo fatti trasportare in una terra incantata e siamo stati portati l’uno nelle braccia dell’altra come la marea tocca la sabbia… I nostri corpi sono fatti per stare insieme e Jimmy ha detto: “Miss Pamela, spero che tu sappia che non ti libererai mai di me. Per favore, lasciami restare accanto a te fino a quando non mi vorrai più… Non sono così, che cosa mi sta succedendo? L’unica cosa che riesco a fare è guardare il tuo viso. Resteremo insieme per lungo, lunghissimo tempo se tu lo vorrai. E’ come se ti conoscessi da migliaia di anni. Non provi la stessa cosa?”. Abbiamo provato a dormire, ma ci svegliavamo ogni dieci minuti e ci baciavamo. Ogni volta che mi toccava gemeva e singhiozzava e invocava Dio. Che viso splendido, così gentile e delicato, sono sbalordita per le sue tendenze sadiche, fanno talmente parte di lui che dubito potrà mai farne a meno. Era davvero spaventoso, si trasformava in un’altra persona, ma alla fine tutto quello che ha fatto  è stato mordicchiarmi e leccarmi un po’. […] Vidi le fruste di Jimmy ripiegate in valigia come se stessero schiacciando un  pisolino e feci finta di non averle notate, distogliendo rapidamente lo sguardo come se avessi visto il peep show privato di qualcuno. Venne sopra di me, mi mise le mani delicatamente intorno alla gola e mi disse: “Non aver paura Miss Pamela, non le userò mai con te, non ti farò del male”. Poi mi succhiò il collo e, quando cominciai a sentire che si stava formando il livido, mi spinse giù dal letto e mi disse che avrebbe gettato via le fruste per dimostrarmi quanto ero importante per lui. Dopo avermi strappato il vestito di pizzo antico e aver fatto l’amore in modo furioso e accecante, si arrotolò le fruste intorno al braccio e infilò quelle spirali dentro il cestino di plastica a fiori, dove rimasero finché la settimana dopo non partì per andare Da Qualche Parte negli Stati Uniti.

(“I’m with the Band. Confessions of a Groupie”. Copyright @ 1987 by Pamela Des Barres)

La storia d’amore tra Jimmy Page e Pamela Miller (ora Des Barres) durò qualche mese. Nel loro “contratto d’amore” Jimmy inserì una clausola che gli permetteva di “fare cose” mentre era in tour perché in quei frangenti si sentiva maledettamente annoiato. Nei suoi giorni liberi ascoltavano in continuazione la copia promozionale di Led Zeppelin II, mentre lui prendeva montagne di appunti. Lei invece doveva commentare ogni assolo. Andavano in giro per concerti, lei riuscì a conquistare l’amicizia degli altri membri della band, insomma… non era più semplicemente una groupie, ma la donna di Jimmy Page. Poi un giorno la mollò dicendole: “P. sei una ragazza assolutamente adorabile. Non ti merito, sono solo un bastardo, e tu lo sai”. E tutta la poesia svanì in quelle poche, scontate, banalissime parole spezzando il cuore di Miss Pamela.

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