Una venusiana e un marziano

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Tutto ebbe inizio con le parole pronunciate dalla maestra Carmela: “Oggi scriverete un tema di fantascienza basato sui pianeti che abbiamo studiato quest’anno. Dovete attenervi alle reali caratteristiche dei pianeti che andrete ad inserire nel vostro racconto di fantasia. Buona lavoro!”. Avevo 9 anni e l’italiano era una delle mie materie preferite. Scrissi di getto il mio racconto, come se l’avessi già in testa da tempo. Era basato su un amore impossibile tra un’abitante di Venere (pianeta estremamente caldo) ed un marziano (le temperature di Marte sono simili a quelle della Terra), in pieno stile shakespeariano. I due si incontravano a metà strada, viaggiando a bordo delle loro navicelle spaziali tra una galassia e l’altra. L’uno però non poteva entrare nel mondo dell’altro… Non ricordo come finiva la storia, di certo so che non scelsi un lieto fine (quando una nasce cinica!).

Per la prima volta nella mia vita mi innamorai di ciò che scrissi, delle parole che vennero fuori dalla mia penna stilo blu (C’è chi giudica erroneo questo tipo di fenomeno, io invece sono del parere che uno scrittore debba amare follemente ciò che crea, deve fare l’amore con le sue parole… una sorta di autoerotismo insomma!). Fu in quell’esatto momento che mi si accese la lampadina: scrivere sarebbe diventato il mio mestiere. Avrei fatto la scrittrice o la giornalista, uno o l’altra era indifferente: dovevo scrivere (in realtà volevo diventare anche presentatrice…). Con quella lampadina accesa consumai parecchia energia elettrica. A pagare le mie bollette fu la mia maestra che, il giorno della consegna dei temi, mi disse: “Il tuo racconto è brillante. Devi fare il liceo classico e studiare per diventare una scrittrice”. E’ ciò che avrebbe voluto fare anche lei ma, è chiaro, “chi sa fare fa, chi non sa fare insegna”.

La mia mente si aprì durante quel giorno di scuola. E non solo perché stavo già sviluppando le mie ambizioni, ma anche perché avevo già capito che gli uomini e le donne vivono su due pianeti completamente diversi. Eppure si attraggono talmente tanto che provano ad abbattere le distanze, invano. 

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