Archivio mensile:gennaio 2012

Recensione live Bud Spencer Blues Explosion@Roma

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Il Lanificio 159 è esploso ieri in tarda serata sconvolgendo la periferia romana. L’esplosione di blues ha generato una serie di vibrazioni che si sono propagate per tutta la Capitale. Secondo i testimoni, ad accendere la miccia sono stati due giovani musicisti: Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio, rispettivamente cantante/chitarrista e batterista di una band chiamata, neanche a farla apposta, Bud Spencer Blues Explosion. A presentare il duo ci hanno pensato il rapper romano Rancore e dj Mike, special guests della serata. [ Continua a leggere ]

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“I’m gonna give you every inch of my love”. L’amore con Jimmy Page, il sadico romantico

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Il concerto dei Led Zeppelin del 1969 fu un evento ineguagliabile nella storia della musica. Suonarono più a lungo e con più energia di ogni altra band prima di allora, stravolgendo del tutto il concetto di concerto rock. Si dimenavano come dervisci, producendo così tanti suoni che l’aria era carica di metallo. […] Dal momento in cui Jimmy infilò il suo culetto rivestito di velluto sul sedile della limousine, proprio accanto a me, fino a quando lo sportello rimase aperto davanti all’ingresso del Thee Experience, tubammo e ridacchiammo come colombe in calore. […] Mi mise qualcosa in mano, era un anello d’argento con venti piccoli turchesi incastonati sopra. Mi domandai se stavo per fare coppia fissa con il miglior chitarrista del mondo. Aveva sempre i riccioli neri in disordine, li arruffava e li gonfiava intorno a quel viso perfetto. Indossava velluto verde smeraldo e chiffon bianco, calzini sottili, e sul risvolto della giacca aveva la più bella delle spille. Non vedevo l’ora di tornare in albergo e togliergli tutto. Ci siamo fatti trasportare in una terra incantata e siamo stati portati l’uno nelle braccia dell’altra come la marea tocca la sabbia… I nostri corpi sono fatti per stare insieme e Jimmy ha detto: “Miss Pamela, spero che tu sappia che non ti libererai mai di me. Per favore, lasciami restare accanto a te fino a quando non mi vorrai più… Non sono così, che cosa mi sta succedendo? L’unica cosa che riesco a fare è guardare il tuo viso. Resteremo insieme per lungo, lunghissimo tempo se tu lo vorrai. E’ come se ti conoscessi da migliaia di anni. Non provi la stessa cosa?”. Abbiamo provato a dormire, ma ci svegliavamo ogni dieci minuti e ci baciavamo. Ogni volta che mi toccava gemeva e singhiozzava e invocava Dio. Che viso splendido, così gentile e delicato, sono sbalordita per le sue tendenze sadiche, fanno talmente parte di lui che dubito potrà mai farne a meno. Era davvero spaventoso, si trasformava in un’altra persona, ma alla fine tutto quello che ha fatto  è stato mordicchiarmi e leccarmi un po’. […] Vidi le fruste di Jimmy ripiegate in valigia come se stessero schiacciando un  pisolino e feci finta di non averle notate, distogliendo rapidamente lo sguardo come se avessi visto il peep show privato di qualcuno. Venne sopra di me, mi mise le mani delicatamente intorno alla gola e mi disse: “Non aver paura Miss Pamela, non le userò mai con te, non ti farò del male”. Poi mi succhiò il collo e, quando cominciai a sentire che si stava formando il livido, mi spinse giù dal letto e mi disse che avrebbe gettato via le fruste per dimostrarmi quanto ero importante per lui. Dopo avermi strappato il vestito di pizzo antico e aver fatto l’amore in modo furioso e accecante, si arrotolò le fruste intorno al braccio e infilò quelle spirali dentro il cestino di plastica a fiori, dove rimasero finché la settimana dopo non partì per andare Da Qualche Parte negli Stati Uniti.

(“I’m with the Band. Confessions of a Groupie”. Copyright @ 1987 by Pamela Des Barres)

La storia d’amore tra Jimmy Page e Pamela Miller (ora Des Barres) durò qualche mese. Nel loro “contratto d’amore” Jimmy inserì una clausola che gli permetteva di “fare cose” mentre era in tour perché in quei frangenti si sentiva maledettamente annoiato. Nei suoi giorni liberi ascoltavano in continuazione la copia promozionale di Led Zeppelin II, mentre lui prendeva montagne di appunti. Lei invece doveva commentare ogni assolo. Andavano in giro per concerti, lei riuscì a conquistare l’amicizia degli altri membri della band, insomma… non era più semplicemente una groupie, ma la donna di Jimmy Page. Poi un giorno la mollò dicendole: “P. sei una ragazza assolutamente adorabile. Non ti merito, sono solo un bastardo, e tu lo sai”. E tutta la poesia svanì in quelle poche, scontate, banalissime parole spezzando il cuore di Miss Pamela.

Se il Sindaco è una Pornostar

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(ANSA) – TARANTO, 23 GEN – Due pornostar intendono candidarsi a sindaco di Taranto alle elezioni comunali della primavera prossima. Ad Amandha Fox, che aveva gia’ manifestato la sua volonta’ di sfidare i partiti tradizionali per la poltrona di primo cittadino (oggi occupata da Ezio Stefano, a capo di una giunta di centrosinistra), ora si aggiunge la collega Luana Borgia. E’ la stessa Amandha Fox ad annunciarlo. Tra le due pornostar si svolgeranno anche le primarie, il 24 e 25 febbraio prossimi, ”probabilmente in un noto sexy-disco della provincia jonica”. (ANSA).

Saranno questi i primi effetti negativi della diossina sul cervello dei miei concittadini? Probabilmente sì. Di certo le probabilità che una pornostar diventi sindaco in una città bigotta come la mia sono piuttosto remote, almeno fino a prova contraria. Se ciò dovesse accadere, da un certo punto di vista potrebbe dimostrare una nuova apertura mentale dei tarantini; da un altro però confermerebbe che più del 50% della popolazione tarantina è costituito da uomini (porci ndr). Immagino che scatterebbero (r)e(a)rezioni a catena e  festeggiamenti in pompa  magna dopo le elezioni! In prima pagina sui quotidiani leggeremo: “Taranto: da Città dei due Mari a Città dei due Genitali. Incredibile aumento demografico dopo la nomina a sindaco della pornostar”.  E se nella mia Taranto venisse girato il film “20.000 seghe sotto i mari”, liberamente ispirato al bestseller di Jules Verne? Figata assoluta!

Ma cosa ci possiamo aspettare da un sindaco pornostar? Installazione di distributori automatici di giocattoli erotici? Legalizzazione di atti osceni in luogo pubblico? La nascita di una Scuola Professionale per Pornostar? Oppure forse proporrà di sostituire i manganelli dei celerini con enormi vibratori così la lotta allo Jacovone sarà finalmente impari: teste di cazzo contro teste di cazzo? Cazzate a parte, provate ad immaginare i comizi elettorali di queste due bocche di rosa… altro che Woodstock, altro che Isola di Wight! Make love, not war…free sex… E i comizi diventano delle immense orgie senza eguali. Vabbè, è una cazzata anche questa ma sorgono spontanee in questi casi.

“Questo – scrive la Fox in una nota – ci servirà a distinguerci dalla politica che ha intenzione di negare oggi la possibilità, a chi proviene dalla società civile, di concorrere al ruolo di candidato sindaco”. La Fox ha già presentato un programma politico, “Taranto svegliati”, e propone di impegnarsi per la dismissione dei colossi industriali e il recupero delle aree della Marina militare. In cima alla lista dei suoi sogni ci sarebbe la creazione dell’evento “Taranto sex“, che si svolgerebbe due volte all’anno…

Così a Taranto si concluderà l’era dei sindaci delinquenti e si aprirà quella dei sindaci dementi. “Coito ergo sum” è il principio primo su cui si fonda la loro vita. Un cervello grande quanto 1/5 di una tetta. Insomma, in un modo o nell’altro, si finisce sempre a puttane!

Riders on the storm

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Ieri ho visto la versione italiana di “When you’re strange”, il docu-film sui Doors diretto da Tom DiCillo che mi ha lasciata parecchio perplessa. Oggi vi ripropongo la mia recensione di “Riders on the storm” che scrissi tempo fa per Eclipse Magazine.

Quando le porte della percezione sono spalancate le cose appaiono come veramente sono, infinite.” (William Blake)

Occorre oltrepassare le porte della percezione sensibile per capire appieno la musica dei Doors e la controversa figura di Jim Morrison, il poeta, il cantante e il compositore maledetto. Ispirato dal poeta francese Arthur Rimbaud, aveva affermato: “C’è il Noto e c’è l’Ignoto e in mezzo ci sono le Porte (the Doors)”. Il carismatico leader della band, come tanti giovani dell’epoca, era convinto che solo allucinogeni come l’LSD potessero valicare the doors of perception che limitano la mente umana e allontanare quel senso di alienazione che attanagliava la sua anima. Oppure semplicemente bastava improvvisare con la sua band quel rock visionario, lisergico, intenso e selvaggio.
Era il 1971 quando, dopo un lungo periodo di crisi e frastuono interiore, il Re Lucertola ritorna a vivere con la musica delle percezioni. I Doors stavano improvvisando sulle note di un brano country dal titolo“Ghost riders in the sky: a cowboy legend”, amatissimo dai cowboys e scritto da Stan Jones nel 1948. A un certo punto Morrison invece di ripetere “Ghost riders in the sky: a cowboy legend”, dice “Riders on the storm”E’ il fulmine che scatena la tempesta, è l’inizio di una nuova avventura. La band sceglie di abbandonare le sonorità country e di ricreare un’atmosfera cupa, grigia, angosciante. Il piano elettrico di Ray Manzarek evoca la giusta sensazione, quel senso di tragedia immanente, di inquietudine, come se il pericolo fosse sempre in agguato e gli effetti speciali (tuoni, vento, pioggia, tempesta) aggiunti in seguito completano l’opera. Nel testo di “Riders on the storm”viene citato un “killer on the road” che si riferisce sia a una sceneggiatura che Morrison aveva scritto intitolata “The Hitch-Hiker”, sia a un criminale del Missouri che, appena uscito di prigione, aveva comprato una pistola e rubato un’automobile. Finita la benzina, aveva fatto l’autostop, poi ucciso un’intera famiglia dell’Illinois e un rappresentante di Seattle. Il killer on the road fu catturato e condannato alla camera a gas. Struggente epitaffio in chiusura del disco L.A. Woman registrato in una sola settimana, è uno degli ultimi capolavori dei Doors. La crisi di King Lizard è ormai irreversibile, così il 2 luglio del 1971 compie il suo ultimo viaggio oltre le porte della percezione, mettendo fine ad una stagione folle, fatta di sogni psichedelici, poesia e dannazione. Jim Morrison ha impersonato fino all’estremo la contraddizione che è nel cuore del rock: musica di liberazione che porta dentro di sé il nucleo della distruzione. Non ha ucciso solo se stesso, ma anche l’intera band trasformandola però in una leggenda che vive ancora oggi nelle anime dannate che danzano a ritmo di rock ‘n’ roll.
(link all’articolo: Eclipse-Magazine)

Bud Spencer Blues Explosion: i kamikaze del blues

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I colpi di fulmine in musica sono molto rari per me, al contrario di quelli nella vita di tutti i giorni. Generalmente ho bisogno di un secondo ascolto più approfondito e, spesso, persino di un concerto prima di essere certa che ciò che le mie orecchie percepiscono mi piaccia realmente oppure no. Con i Bud Spencer Blues Explosion è stato amore a primo ascolto. Loro sono esattamente ciò che piace a me: energia, pathos, carisma, rock, blues… esplosione. Dopo averli ascoltati live al Circolo degli Artisti poi, hanno definitivamente raggiunto i vertici della mia personalissima classifica musicale italiana. Il 26 vado a risentirli al Lanificio 159 e probabilmente li intervisterò pure.

Tempo fa ho recensito il loro ultimo album “Do it” per Rockisland:

Bud Spencer Blues Explosion: mai nome fu più azzeccato. Il duo composto dal chitarrista Adriano Viterbini e dal batterista Cesare Petulicchio è in grado di generare una vera e propria esplosione di suoni che colpisce come un pugno (di Bud Spencer) nello stomaco.

Lo avevano già dimostrato con il disco omonimo pubblicato nel 2009 e lo confermano con Do it, l’album che offrirà al duo l’opportunità di guadagnarsi un posto di rilievo nel panorama musicale italiano. Dopo l’esordio, avvenuto con Happy nel 2007, si sono fatti conoscere da un pubblico più vasto grazie all’intensa attività live che li ha consacrati come i kamikaze del blues italiano.

L’idea di fondo di Do it è la stessa del precedente ep Fuoco Lento: catturare l’esplosione live in un disco. In vendita dal 4 novembre, il disco di suoni rock blues affonda le sue radici nella tradizione musicale americana che viaggia dal delta del Mississippi fino a Seattle e si fonde perfettamente con quella italiana. Il titolo, immediato e incisivo, è l’acronimo di Dio odia i tristi, uno dei brani di punta del disco.

Ad aprirlo ci pensa Slide, un’intro di chitarra che in soli 16’’ catapulta l’ascoltatore nel vortice del sound graffiante ma al contempo vellutato che caratterizza l’intero disco. L’ippodromo è ora pronto per accogliere la cavalcata zeppeliniana, Più del minimo, il brano più hard blues dell’album che conquista il primo posto grazie agli assoli di chitarra e batteria davvero meritevoli. Anche la successiva Giocattoli mantiene l’attitudine elettrica con una chitarra che urla disperata, mentre Cerco il tuo soffio, primo singolo estratto, smorza i toni con un respiro blues a tratti psichedelico e con un ritornello che resta facilmente impresso nella memoria dell’ascoltatore.

Ritornano le chitarre selvagge in Rottami e Dio odia i tristi che si contraddistinguono per i riff zeppeliniani misti a quelli hendrixiani e per l’indiscussa potenza della batteria. Ed ecco un classico del blues, Jesus on The Mainline, accompagnato dalla voce di Adriano che si fa più grossa e black. Scratch Explosion è il pezzo strumentale registrato con Dj Mike che fa da apripista a Dio odia i tristi e conduce a Come il mare (il brano meno immediato del disco) e a L’onda: sicuramente i brani che convincono meno.

Con Squarciagola si ritorna a livelli decisamente più elevati grazie al testo più ricercato e al pestaggio violento della batteria. 100% hard blues nella riedizione di Hamburger (pezzo già presente in Happy) dal testo senza senso ma… ci piace anche per questo. Mi addormenterò ha il compito di chiudere il disco e lo fa in punta di piedi, con estrema delicatezza, con la voce più mansueta di Viterbini e la scansione dei tempi effettuata da un tamburello. Perfetta chiusura per un disco che, senza alcun dubbio, merita di essere ascoltato.

Il Negroni brucia i neuroni

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No, non sto per illustrarvi i risultati di una ricerca scientifica condotta su un campione di essere umani sotto effetto di Negroni. Il mio vuole semplicemente essere il resoconto di una serata passata in compagnia di un bicchiere di Vodka Lemon, due di vino rosso e tre di Negroni, per quel poco che riesco a ricordare (fortunatamente aggiungerei). Sono le 17.17 ed ho scoperto solo alle 16.16 che oggi è venerdì. Mi ero svegliata con la convinzione che fosse sabato e invece poco fa è giunta la dolceamara sopresa. Quando si dice che le cattive notizie arrivano tutte insieme poi, appena ho aperto gli occhi e aver chiesto perdono alla mia testa per gli innumerevoli giri di giostra che le ho fatto fare, ho letto che hanno chiuso Megaupload. Tristezza infinita. “Datemi altri Negroni” – ho pensato. Peccato che il classico metodo “bere per dimenticare” con me non funziona. Ma torniamo alla serata. Ho tirato fuori quella Pamela ballerina che da un po’ di tempo sto cercando di annullare. Dopo un vergognoso passato da discotecara e ballerina di salsa e reggaeton, ho deciso di dire addio per sempre al movimento ondulatorio che il mio bacino effettua ogni qualvolta ascolta musica ballabile. Per fortuna ieri hanno passato solo musica rock e mi sono ritrovata in mezzo ad una pista semivuota a scatenarmi da sola come in preda a convulsioni.  L’unica canzone che ricordo è “Toxicity” dei System of a Down, particolarmente adatta al mio momento di “disorder disoooordeeer” mentale. La cosa davvero preoccupante è che durante quei minuti mi dimenavo di fronte ad un palco immaginando ci fossero davvero loro a suonare… e lo fissavo, lo fissavo finché mi sono resa conto che lì sopra c’era solo un dj. Poi ho capito: il Negroni brucia i neuroni e mi fa tornare adolescente. Per carità, è entusiasmante lasciarsi andare ogni tanto, dare libero sfogo alla parte più selvaggia del proprio io ma quando ti risvegli il mattino dopo con la testa che si auto-punta una pistola addosso, lo stomaco sadico che ti punisce a colpi di frustino e ti sussurra all’orecchio “I’m master and commander” e gli occhi truccati come quelli di Gene Simmons, non è poi così piacevole. “Di solito alle ragazze non piace il Negroni!” – mi hanno detto. Cazzo, perché non sono come le altre ragazze? Perché nel mio corpo c’è un così alto livello di testosterone? Ma soprattutto, perché oltre a danneggiare la mia piccola comunità di neuroni, l’alcool esalta anche il mio masochismo? Non mangio la Sacher perché voglio farmi del male, bevo perché voglio farmi del male, perdo la testa per gli uomini sbagliati perché voglio farmi del male. Che poi secondo me non esistono gli “uomini sbagliati”; esistono gli uomini giusti che diventano sbagliati nel momento in cui la pozione d’amore, comunemente nota come “sopportazione”, perde ogni effetto. Un po’ come il Negroni: mentre lo bevi pensi sia il cocktail giusto perché ti fa risparmiare tempo e denaro nel raggiungimento del fine ultimo ovvero ubriacarsi, ma quando i suoi “benefici” effetti svaniscono diventa un Negroni sbagliato…e il gin diventa spumante brut, ma brut verament!

“Let’s spend the night together” L’amore con Mick Jagger

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Passai proprio davanti a loro, fingendo di non essere affatto interessata a vedere chi ci fosse dietro il séparé d’onore e accadde quel che speravo accadesse. “Così carina non può che essere Miss Pamela…”. Venni invitata a stringermi accanto a Mick Jagger dietro il séparé, e non ci sarebbe stata nessuna minaccia di bomba, nessun atto terroristico, nessun ingegnoso stratagemma da groupie o disperata urgenza di andare a far pipì in grado di convincermi ad allontanarmi da lui. Mick ordinò per me due Harvey Wallbanger per volta, e le mie mani cominciarono ad andare da sole. Sotto il tavolo capii l’origine dell’ispirazione del dipinto astratto a olio con cui mi beccai il massimo dei voti a lezione di Arte al liceo di Cleveland. Sgattaiolai giù dalla sedia, fuori di me dal desiderio, guardando Mick, che era tutto fossette, e sapevo che alla fine sarei riuscita a vedergli i pantaloni abbassati fino alle caviglie. Nei miei sogni da adolescente erano sempre stati pantaloni di velluto a coste, ma anche il velluto liscio sarebbe andato bene. […] Facemmo l’amore per ore, mentre io continuavo a ripensare a me accovacciata davanti allo stereo, che mi masturbavo per la prima volta mentre Mick ansimava dicendo di essere l’ape Re che veniva dentro di me, ed eccolo qui, proprio sopra di me, che lo stava facendo. Era troppo. Ero stordita dalla realtà di quel preciso istante. Morivo dal desiderio di sentirmi dire “Let me put it in in, it feels all right”, ma se l’avesse fatto probabilmente sarei finita in coma.

25 novembre – Sono così felice. Ieri notte sono andava via con Mister Jagger, e siamo stati talmente bene: sincerità, libertà e gioia. Sul serio. L’ho aiutato a preparare le sue sette valige e mi ha regalato dei vestiti adorabili. “Sei calda, Miss Pamela… E mi piaci veramente: sei una dolce e gentile signora. Avrei voluto che ti decidessi a stare con me settimane fa. Pensa a tutto il tempo che abbiamo sprecato”. Ciò che mi importava veramente è il fatto che gli PIACCIO, sul serio. […] Ho passato delle ore così belle e meravigliose, ma vorrei qualcuno con cui pomiciare tutte le notti. Se solo riuscissi a decidermi per qualche tizio fico e normale. Santo Cielo, dovrebbe essere un super-umano, perché adesso gli unici con cui riesco a vedermi (beccati questo…) sono Mick Jagger (che è assurdo), Jimmy Page (irraggiungibile) e Chris (assolutamente impensabile). Ma che bel caso patologico. Perché non ho incontrato un bell’ingegnere o un ragioniere? Adesso è troppo tardi.

Pamela Des Barres – “Sto con la band. Confessioni di una groupie”, 2006, Alberto Castelvecchi Editore srl

http://www.eclipse-magazine.it/cultura/musica/deep-rock/eclissi-di-note-%E2%80%9Clet%E2%80%99s-spend-the-night-together%E2%80%9D-%E2%80%93-the-rolling-stones.html